Per chi scrive su
queste pagine, questo blog è niente più che un gioco. Il vero
“lavoro” è scrivere d'altro e più precisamente di musica. Ma
l'amore per la palla a spicchi è troppo forte per non dedicare
qualche riga ogni tanto anche a questo sport.
Tempo fa, parlando
con un amico appassionato di NBA, mi avventurai in un paragone tra
una franchigia NBA e una band. E da là è nata l'idea di provare a
trovare il gruppo adatto per ogni squadra. Potete partire fin da
subito con gli insulti ( tutti meritati) per aver messo la vostra
franchigia preferita con la band che più odiate. Gli abbinamenti
sono stati fatti con motivazioni territoriali, storiche o anche solo
idealistiche. Visto che c'ero per ogni abbinamento provo a consigliare pure un disco.
Oggi iniziamo
dalla Eastern Conference.
Boston Celtics –
Aerosmith
Voi dateli per
morti e loro risorgeranno dalle loro ceneri ogni volta. Quando
pensavi di non rivederli mai più a certi livelli ecco che si
ripresentano più agguerriti di prima. E soprattutto cattivi e
cazzuti. Per il disco andate su Nine Lives, perché questi le hanno davvero tutte quelle vite.
Brooklyn Nets – Bon
Jovi
Ora sono due anni
che sono andati a Brooklyn, ma per me questi sono sempre New Jersey.
E dal Garden State di materiale ne possiamo trovare a bizzeffe. Ci
sarebbe il Boss, Jay Z sarebbe il naturale accoppiamento, ma per me
sono come Bon Jovi. Un paio di annate clamorose e ispirate, seguite
da un continuo tentativo di tornare a quei livelli, raccogliendo per
lo più delusioni. Ascoltatevi Slippery When Wet che dopo è stato peggio.
New York Knicks – David Bowie
O più
precisamente i Knicks sono Ziggy Stardust. Dal 1970 al 1973 hanno
dominato il mondo e lo hanno rivoluzionato. E la parola Glam è
quella che torna di più quando si parla di New York o quando si
nomina quello che sarà poi conosciuto come il Duca Bianco. Aladdin Sane è stata la marcia funebre di quel periodo, andate con quello.
Philadelphia 76ers – Frank Zappa
Toronto Raptors –
Nickelback
Qua bisogna
andare nello stato della foglia d'acero. E purtroppo per loro
assomigliano tantissimo ai connazionali Nickelback. Un disco decente
a inizio secolo e un continuo tentativo di tornare a quei livelli.
Vince Carter è stato per i Raptors quello che Silver Side Up è
stato per Kroeger e soci. Certo che vedendoli negli ultimi due anni
sembra che si stiano avvicinando più agli Arcade Fire ( il meglio
uscito in questi anni dal Canada) ma diamo tempo al tempo. Se rivedete vecchie partite il disco ve l'ho detto, se li vedete quest'anno provate con Funeral degli Arcade Fire.
Chicago Bulls – The Jimi
Hendrix Experience
Di talento se n'è
visto tanto sia sul parquet, sia con in mano strumenti. Ma pochi
hanno saputo realmente cambiare la visione del basket e della musica
come hanno fatto MJ e Hendrix. I due più grandi solisti della storia capaci anche di mettersi totalmente al servizio della loro arte. E
dopo il loro passaggio nulla è stato più come prima. Per quel che riguarda il disco Electric Ladyland è la summa di Jimi, magari accompagnato da un Flu Game.
Ok, è tornato.
Ma da certe cose non si guarisce mai. L'abbandono è una delle
emozioni umane più difficilmente superabili. Quello che hanno
provato i fans dei Cavs alla prima senza Il Prescelto deve esser
stato simile a quello che hanno provato coloro che hanno ascoltato il primo disco dei Genesis senza Peter Gabriel alla guida. Un senso di
vuoto difficilmente colmabile. "Can you tell me where my country lies?" cantava Gabriel in apertura di Selling England By The Pounds. Mai fu più adatto.
Detroit Pistons –
Metallica
Negli anni '80
erano duri, tosti e cazzutissimi. Da una parte i Bad Boys, dall'altra
i Four Horsemen. Di certo non i più talentuosi nel complesso ( anche
se Thomas da una parte e Burton dall'altra non erano poi così
scarsi) ma quelli che spaccavano più ossa di tutti. Dopo esserteli trovati di
fronte era difficile riprendersi. Per il consiglio musicale Ride The Lightning e capirete cosa dico, 40 minuti di fuoco come quelli che facevano passare i Pistons agli avversari.
Indiana Pacers – Nine
Inch Nails
A fine anni '80
si è visto un barlume di speranza sia in Indiana che nel rock.
Reggie Miller e Trent Reznor provavano a far uscire una generazione
dai ricordi del passato, i patinati anni '80 per la musica e la
mediocrità per i Pacers. E sono giunti entrambi a un passo veramente
piccolo dalla glorificazione totale senza mai raggiungerla appieno. E
poi vedendo Indianapolis capisco il perché del nome Industrial al
genere dei Nine Inch Nails. Disco The Fragile.
Demetrio
Stratos era nato in Egitto ma aveva passaporto greco. Giannis
Antetokounmpo ( si, ho fatto copia-incolla) è nato in Nigeria ma ha
passaporto greco. Entrambi si sono allontanati dalla terra di Platone
per andare a insegnare qualcosa a chi ne aveva più bisogno. E per
una franchigia che difficilmente ha fatto parlare di se negli ultimi anni,
avere un oggetto di culto come Giannis in squadra non è poco. Ascoltatevi Crac! così saprete cosa doveva insegnarci Demetrio, quello che doveva fare Giannis lo avete visto ieri, o ieri l'altro.
Atlanta Hawks –
Motorhead
Poche sono le
certezze nella vita. La morte, il fatto che i politici italiani
ruberanno sempre, i dischi dei Motorhead sempre uguali e il primo turno di Playoffs
degli Hawks. Ogni tanto un picco, una scossetta che ti fa pensare che
fanno il salto ma poi si torna nella loro normalità, in cui sembrano
stare benissimo. Ace Of Spades è la scelta quasi obbligata.
Charlotte Hornets/Bobcats – Elio
e Le Storie Tese
Miami Heat – Cream
Prendete tre tra
i più talentuosi musicisti della propria generazione, dategli tempi
di affiatarsi un po' e godetevi il risultato. I Cream come gli Heat
di Lebron-Wade-Bosh hanno avuto lo stesso percorso, e i risultati
sono stati fantastici in tutti e due i casi. Quattro dischi da una
parte, quattro finali dall'altra. E un addio doloroso e non senza
polemiche. Disraeli Gears con Lebron nel ruolo di Clapton, Wade in quello di Ginger Baker e Bosh a fare Jack Bruce.
Orlando Magic - Black
Sabbath
È comparso Ozzy
e la musica non è stata più la stessa. È arrivato Shaq e la NBA
non è stata più la stessa. Poi se ne sono andati ed è calato il
buio. Poi è arrivato Ronnie James Dio e un po' di luce è tornata a
brillare, anche se non come prima. Idem a Orlando con Howard. Poi se ne sono andati
anche loro, ed è ritornato il buio. Ora i Black Sabbath sono tornati
in formazione originale e l'ultimo lavoro non era poi così male. I
Magic hanno messo in piedi una squadra che da qua a qualche anno farà
drizzare più di qualche antenna. Stay tuned. Paranoid è quel che fa per voi.
Washington Wizards –
Nirvana
Prima si
chiamavano Bullets, poi hanno avuto qualche problemino con le armi.
Diciamo che il richiamo è troppo forte per non metterli insieme ai
Nirvana, che pure loro con le armi non scherzava. E poi Arenas è
stato il mio personalissimo Cobain. Mi ha fatto capire che un'altra
pallacanestro era possibile. Ed entrambi sono durati troppo poco per
poter arrivare a odiarli. In Utero, che doveva chiamarsi I Hate Myself and i Want To Die, sembra fatto apposta per entrambi.





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