lunedì 24 ottobre 2016

I Maledetti Knicks - Preview

C'è dell'hype nella grande mela quest'anno. Così come ce n'era all'arrivo di Melo, all'arrivo di Amar'e, alla firma di Phil Jackson, alla trade che portò Bargnani (ah, no. Là niente hype). Si potrebbe quasi dire, parafrasando un famoso spot che gira in tv, che l'ambiente Knicks più che per le prestazioni vive per l'attesa delle stesse. Anche perché il riscontro del campo è quasi sempre deludente. Quindi perché farci una colpa se restiamo appesi a quelle attese almeno fino a metà novembre?
Una mia istantanea quando vedo i Knicks da Dicembre in poi
Da questo punto di vista sono diventato un tifoso Knicks abbastanza fuori media, tendente alla disillusione rispetto alla speranza. Forse perché ho visto applicata la legge di Murphy più volte a questa franchigia rispetto a qualsiasi altra squadra seguo da più o meno tifoso. Forse è per questo che quest'anno non riesco ad avere la speranza che tutti hanno, anzi, la vedo quasi più grigia rispetto a quanto effettivamente sarà.
C'è stato un netto cambio di tendenza rispetto all'inizio della gestione Jackson, a partire dal coach scelto per guidare il roster costruito dallo stesso Phil. Pur non avendo seguito costantemente i Suns negli ultimi tre anni (fatemene una colpa se volete...), Hornacek al primo anno lasciò tutti di stucco prendendo una squadra che doveva tankare fino a portarla a un passo dai playoff, arrivando secondo nella corsa al COY nel 2013-14 (corsa vinta da Popovich). Ha di certo dimostrato un'ottima capacità di adattare il gioco agli uomini a disposizione, senza integralismi, caratteristica che si potrebbe andare a scontrare con la filosofia di Phil Jackson che fin dal suo arrivo ha provato a instaurare la triangolo nei Knicks senza troppi successi, con il resto della lega che sta portando il gioco in tutt'altra direzione. E nonostante avesse messo sul pino dei "suoi" uomini come allenatori, i risultati sono stati scadenti. Fisher ha dimostrato un'inesperienza per il ruolo ma aveva dalla sua l'età per migliorare, Rambis nonostante avesse fallito miseramente le precedenti esperienze da allenatore (32-132 il record in due anni in Minnesota) è stato in corsa per il ruolo anche per questa stagione, portando come grande idea quella di far giocare Porzingis da 3 (Dio o chi per te grazie di avercene scampato). Hornacek avrà dunque il duro compito di riuscire a legare la filosofia radicale di Jackson con la strada che sta prendendo la lega, votata a maggiore numero di possessi e quintetti più piccoli. E non essendo un'integralista è possibile che riesca a trovare una soluzione più che adeguata.
Hornacek prova a tenere a bada l'hype
La cosa che però meno ho capito di questa offseason dei Knicks è stata la costruzione del roster. Quello costruito da Jackson è un quintetto da contender, se solo fossimo nel 2011. E lo sarebbe tutt'ora se i tre principali protagonisti fossero sani. Rose, Noah e Melo in salute sarebbero un grandissimo trio, peccato che i numeri parlano per loro. Nelle ultimi cinque stagioni, cioè dall'infortunio di Rose e l'arrivo di Anthony ai Knicks, hanno giocato rispettivamente 33, 61 e 62 partite di media l'anno. Tutto fuorché garanzia di affidabilità. Per non parlare del minutaggio, che è rimasto invariato per il solo Carmelo, crollando da 37 a 31 minuti per Rose e da 33 a 22 minuti per Noah. Il figlio del tennista sarebbe pure un'aggiunta ottima per l'idea di pallacanestro di Phil Jackson. Le sue ottime doti da passatore dal post lo renderebbero ideale per la triangolo, sommate all'innata voglia che mette in campo lo rendono una buonissima presa, resta sempre da vedere lo stato fisico in cui si trova. E se la salute non lo dovesse accompagnare sarebbe un bel problema per i Knicks in quanto le riserve rispondono ai nomi di Marshall Plumlee e Willy Hernangomez, due rookie tutti da scoprire in ottica NBA. Il secondo è il fratello maggiore e più scarso del ben più atteso Juan, il primo con una storia particolare in quanto già destinato all'esercito degli Stati Uniti salvo poi andare comunque a cercare un contratto nella lega. Di certo porterà energia e botte dalla panchina, da capire se prenderà la strada del fratello Mason che a Portland sta dimostrando di essere un ottimo comprimario o finirà come l'altro fratello Miles, ancora in cerca di un ruolo nella lega.
Rose è invece una scommessa a breve termine. Anche qui l'incognita fisica è indecifrabile, fatto sta che ha solamente un anno di contratto. E in caso di fallimento dell'esperimento tanti saluti e arrivederci. Di certo è un grande upgrade rispetto a un Calderon che ormai il viale del tramonto lo ha già percorso quasi tutto.
La presa di Brandon Jennings come cambio di Rose è un'altra scommessa. Un buon giocatore che non ha mai espresso pienamente il suo talento e che arriva anche lui da un terribile infortunio al tendine d'achille che gli ha fatto saltare 76 partite nelle ultime due stagioni. Sarà lui a guidare la second unit dalla panchina e ha portare quella corsa che non potranno garantire i titolari. Ottima la presa di Courtney Lee che porta 3&D che tanto serve a questa squadra.
Oltre i 20 a partita che metterà a referto Anthony (come realizzatore poco da discutere) l'altra unica certezza dei Knicks sembra essere Porzingis. Arrivato tra le pernacchie, le lacrime e i fischi in sede di draft ha zittito tutti con una stagione monster, ed è pronto a ripetersi e a migliorare il suo gioco. Le cose migliori della preseason le hanno mostrate il lettone e Jennings che sembrano trovarsi a meraviglia, soprattutto in campo aperto. E Kristaps ha appena compiuto 21 anni, ed il rischio che sarà uno dei dominatori della lega da qui a un decennio è parecchio alto.


Il resto del roster è composto da due anime, giocatori pronti che potranno dire la loro come già fatto vedere lo scorso anno (Thomas, O'Quinn, Holiday) e giocatori tutti da scoprire (Kuzminskas, Ndour). Non è stato possibile liberarci di Vujacic che sembra essere il feticcio di Phil Jackson, ma si spera che passerà più tempo a sventolare asciugamani che sul parquet.
Una mossa che mi manda completamente fuori di testa è la presa di Ron Baker da Wichita State. Non scelto al draft può essere la più grande sorpresa della stagione. Giocatore pronto fin da subito (come spesso avviene quando arrivano i senior dal college) è un stato per quattro anni leader tecnico ed emotivo della sua università, portata anche alle final four nel 2013. Può tranquillamente essere la versione 2.0 di quello che fu Landry Fields nel 2010, sperando abbia una durata più lunga.
Ascolta me, che questi altri non capiscono nulla...
Ma quando si parla di New York, e di Knicks in particolare, l'aspetto ambientale è da tenere in assoluta considerazione. Spogliatoio spesso autodistruttivo e autolesionista, quest'anno rischia di essere una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Personalità come quelle di Melo, Noah, Jennings e Rose saranno difficili da far convivere, specialmente se a livello tecnico i risultati non saranno quelli che si aspettati. E qua Hornacek dovrà dimostrare capacità di gestione che finora non sono state il suo forte, tant'è che nei Suns i problemi nello spogliatoio (i tre play e i Morris) hanno portato al fallimento delle ultime due stagioni. Sarà un lavoro in cui anche Jackson dovrà dire la sua e aiutare nella gestione degli uomini, cosa in cui è sempre stato maestro.
Dopo questa, fin troppo, lunga analisi è tempo dei pronostici. Non so proprio cosa aspettarmi da questa squadra questa stagione. Potrebbero filare da Dio e arrivare ai playoff passeggiando, così come implodere e buttare la stagione già a febbraio. Sarei molto più orientato verso la seconda ipotesi ma non faccio testo perché come detto sono ormai disilluso da questa franchigia.

Se mi va/ho tempo/mi ricordo ci risentiamo a fine novembre per l'analisi del primo mese di Regular Season.

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