C'è
dell'hype nella grande mela quest'anno. Così come ce n'era
all'arrivo di Melo, all'arrivo di Amar'e, alla firma di Phil Jackson,
alla trade che portò Bargnani (ah, no. Là niente hype). Si potrebbe
quasi dire, parafrasando un famoso spot che gira in tv, che
l'ambiente Knicks più che per le prestazioni vive per l'attesa delle
stesse. Anche perché il riscontro del campo è quasi sempre
deludente. Quindi perché farci una colpa se restiamo appesi a quelle
attese almeno fino a metà novembre?
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| Una mia istantanea quando vedo i Knicks da Dicembre in poi |
Da
questo punto di vista sono diventato un tifoso Knicks abbastanza
fuori media, tendente alla disillusione rispetto alla speranza. Forse
perché ho visto applicata la legge di Murphy più volte a questa franchigia rispetto a qualsiasi altra squadra seguo da più o meno tifoso. Forse è per questo che
quest'anno non riesco ad avere la speranza che tutti hanno, anzi, la
vedo quasi più grigia rispetto a quanto effettivamente sarà.
C'è
stato un netto cambio di tendenza rispetto all'inizio della gestione
Jackson, a partire dal coach scelto per guidare il roster costruito
dallo stesso Phil. Pur non avendo seguito costantemente i Suns negli
ultimi tre anni (fatemene una colpa se volete...), Hornacek al primo
anno lasciò tutti di stucco prendendo una squadra che doveva tankare
fino a portarla a un passo dai playoff, arrivando secondo nella
corsa al COY nel 2013-14 (corsa vinta da Popovich). Ha di certo dimostrato un'ottima capacità
di adattare il gioco agli uomini a disposizione, senza integralismi,
caratteristica che si potrebbe andare a scontrare con la filosofia
di Phil Jackson che fin dal suo arrivo ha provato a instaurare la
triangolo nei Knicks senza troppi successi, con il resto della lega
che sta portando il gioco in tutt'altra direzione. E nonostante
avesse messo sul pino dei "suoi" uomini come allenatori, i risultati
sono stati scadenti. Fisher ha dimostrato un'inesperienza per il
ruolo ma aveva dalla sua l'età per migliorare, Rambis nonostante
avesse fallito miseramente le precedenti esperienze da allenatore
(32-132 il record in due anni in Minnesota) è stato in corsa per il
ruolo anche per questa stagione, portando come grande idea quella di far giocare Porzingis da 3 (Dio o chi per te grazie di avercene
scampato). Hornacek avrà dunque il duro compito di riuscire a legare
la filosofia radicale di Jackson con la strada che sta prendendo la
lega, votata a maggiore numero di possessi e quintetti più piccoli.
E non essendo un'integralista è possibile che riesca a trovare una
soluzione più che adeguata.
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| Hornacek prova a tenere a bada l'hype |
La
cosa che però meno ho capito di questa offseason dei Knicks è stata la
costruzione del roster. Quello costruito da Jackson è un quintetto
da contender, se solo fossimo nel 2011. E lo sarebbe tutt'ora se i tre
principali protagonisti fossero sani. Rose, Noah e Melo in salute
sarebbero un grandissimo trio, peccato che i numeri parlano per loro.
Nelle ultimi cinque stagioni, cioè dall'infortunio di Rose e
l'arrivo di Anthony ai Knicks, hanno giocato rispettivamente 33, 61 e
62 partite di media l'anno. Tutto fuorché garanzia di affidabilità.
Per non parlare del minutaggio, che è rimasto invariato per il solo
Carmelo, crollando da 37 a 31 minuti per Rose e da 33 a 22 minuti per
Noah. Il figlio del tennista sarebbe pure un'aggiunta ottima per
l'idea di pallacanestro di Phil Jackson. Le sue ottime doti da
passatore dal post lo renderebbero ideale per la triangolo, sommate
all'innata voglia che mette in campo lo rendono una buonissima
presa, resta sempre da vedere lo stato fisico in cui si trova. E se la salute non lo
dovesse accompagnare sarebbe un bel problema per i Knicks in quanto
le riserve rispondono ai nomi di Marshall Plumlee e Willy
Hernangomez, due rookie tutti da scoprire in ottica NBA. Il secondo è
il fratello maggiore e più scarso del ben più atteso Juan, il primo
con una storia particolare in quanto già destinato all'esercito
degli Stati Uniti salvo poi andare comunque a cercare un contratto
nella lega. Di certo porterà energia e botte dalla panchina, da
capire se prenderà la strada del fratello Mason che a Portland sta
dimostrando di essere un ottimo comprimario o finirà come l'altro
fratello Miles, ancora in cerca di un ruolo nella lega.
Rose
è invece una scommessa a breve termine. Anche qui l'incognita fisica
è indecifrabile, fatto sta che ha solamente un anno di
contratto. E in caso di fallimento dell'esperimento tanti saluti e
arrivederci. Di certo è un grande upgrade rispetto a un Calderon che
ormai il viale del tramonto lo ha già percorso quasi tutto.
La
presa di Brandon Jennings come cambio di Rose è un'altra scommessa. Un
buon giocatore che non ha mai espresso pienamente il suo talento e
che arriva anche lui da un terribile infortunio al tendine d'achille che gli ha fatto
saltare 76 partite nelle ultime due stagioni. Sarà lui a guidare la
second unit dalla panchina e ha portare quella corsa che non potranno
garantire i titolari. Ottima la presa di Courtney Lee che porta
3&D che tanto serve a questa squadra.
Oltre
i 20 a partita che metterà a referto Anthony (come realizzatore poco
da discutere) l'altra unica certezza dei Knicks sembra essere
Porzingis. Arrivato tra le pernacchie, le lacrime e i fischi in sede
di draft ha zittito tutti con una stagione monster, ed è pronto a
ripetersi e a migliorare il suo gioco. Le cose migliori della
preseason le hanno mostrate il lettone e Jennings che sembrano
trovarsi a meraviglia, soprattutto in campo aperto. E Kristaps ha
appena compiuto 21 anni, ed il rischio che sarà uno dei dominatori
della lega da qui a un decennio è parecchio alto.
Il
resto del roster è composto da due anime, giocatori pronti che
potranno dire la loro come già fatto vedere lo scorso anno (Thomas,
O'Quinn, Holiday) e giocatori tutti da scoprire (Kuzminskas, Ndour).
Non è stato possibile liberarci di Vujacic che sembra essere il
feticcio di Phil Jackson, ma si spera che passerà più tempo a
sventolare asciugamani che sul parquet.
Una
mossa che mi manda completamente fuori di testa è la presa di Ron
Baker da Wichita State. Non scelto al draft può essere la più
grande sorpresa della stagione. Giocatore pronto fin da subito (come
spesso avviene quando arrivano i senior dal college) è un stato per
quattro anni leader tecnico ed emotivo della sua università, portata
anche alle final four nel 2013. Può tranquillamente essere la versione 2.0 di quello che fu Landry Fields nel 2010, sperando abbia una durata più lunga.
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| Ascolta me, che questi altri non capiscono nulla... |
Dopo
questa, fin troppo, lunga analisi è tempo dei pronostici. Non so
proprio cosa aspettarmi da questa squadra questa stagione. Potrebbero
filare da Dio e arrivare ai playoff passeggiando, così come
implodere e buttare la stagione già a febbraio. Sarei molto più
orientato verso la seconda ipotesi ma non faccio testo perché come detto sono ormai disilluso
da questa franchigia.
Se
mi va/ho tempo/mi ricordo ci risentiamo a fine novembre per l'analisi
del primo mese di Regular Season.




