I fatti narrati sono fonte della
fantasia dell'autore. Ogni riferimento a fatti e persone realmente
esistite è frutto di pura casualità (forse).
“Conte, conte. Lo hanno fatto. Ecco la lista dei partecipanti alla giostra dei Catalani che
si terrà in Anatolia.” - Il messo arrivò nel salone del trono
correndo e annaspando.
Il Conte del Circeo lesse il messaggio,
lo strappo e intimò il messo di abbandonare la stanza.
Da quando era tornato a comandare la
contea italica due anni prima, il Conte Gianni dal Circeo ne aveva
dovuti subire di affronti, aveva dovuto risolvere rompicapi che
sembravano irrisolvibili. E questa era la goccia che avrebbe fatto
traboccare il vaso. Non poteva accettare un simile guanto di sfida
senza rispondere. Proprio in questo momento in cui aveva messo in
piedi l'esercito più forte che la contea avesse mai avuto, o almeno
così era andava dicendo.
Tutto era cominciato circa un anno
prima. Proprio quando la gioia pervadeva il Conte per la grande
prestazione del suo esercito (il più forte di sempre) nella sfilata
degli eserciti dell'Impero. No, non aveva vinto, ma aveva fatto una
bella figura.
Aveva sempre da combattere con i soliti problemi della
contea, ma lo faceva con uno spirito felice. Fattorie che chiudevano
per mancanza di soldi, braccianti che non venivano pagati, ma tutte
cose fisiologiche, nulla che potesse minare la serenità del Conte
Gianni. Fino a che non venne in visita il segretario dell'imperatore,
Patrick da Basilea.
“Caro Conte, con l'imperatore abbiamo
avuto un'idea meravigliosa.” - Esordì senza fronzoli Patrick
l'elvetico - “Io e l'imperatore abbiamo deciso di organizzare dei
grandissimi giochi, a cui dovranno prendere parte tutti i migliori
atleti dell'impero”.
“Idea geniale, segretario. Geniale!”
- Esclamò entusiasta il Conte.
“Ma la cosa più importante sarà che
nessuno avrà privilegi. Solo chi si guadagnerà sul campo il merito
di partecipare, lo farà.”
“Geniale, geniale” - Continuava a
ripetere il Conte.
“Solo i primi quattro cavalieri di
ogni contea parteciperanno, non come fanno i catalani nel loro torneo
a inviti. Non ha alcun senso che partecipino sempre gli stessi solo
perché hanno un nome altisonante. Quegli sciocchi spagnoli pensano
solo al vil denaro, noi pensiamo alla competizione, allo sport,
all'onore”.
Il Conte solo in quel momento ricordò
il torneo dei Catalani. E ricordò che i suoi quattro cavalieri
migliori erano anni che partecipavano a quel torneo.
“Scusi segretario, ora che li ha
nominati mi ha fatto pensare. I migliori cavalieri della contea sono anni che
partecipano al torneo dei Catalani, perché dovrebbe partecipare al
nostro? Non sono schiavi, non penso che basterebbe
chiederglielo. E i catalani li pagano anche molto bene. Cosa avremmo
noi da offrire di meglio?”
“Tutti dubbi legittimi, caro Conte.
Innanzitutto sarebbe una grande sfida per loro affrontare i migliori
delle altre contee. Poi sarebbe un torneo istituzionale, reale,
imperiale. Non una cosa privata come già fatto. Cosa pensano di
essere, una setta? Ricorda che le sette sono vietate nell'impero? Per
quel che riguarda il guadagno è molto semplice. Gloria, onore e
rispetto. Noi non ci piegheremo a convincerli con cose materiali.”
“A esser onesti segretario, non mi
sembrano argomenti molto convincenti. Il cavalier Giorgio da Milano,
per quel che so, ha un accordo decennale con i Catalani. Lo riempiono
d'oro. Perché dovrebbe rinunciarvi per la gloria e l'onore?”
“Questo è solamente un vostro
problema Conte. Altrimenti cosa l'abbiamo messa a fare qua? Noi da
lei ci aspettiamo il lavoro sporco, sarà lei a dover far valere il
suo potere e convincerli a competere per noi. Anche perché se non
ricordo male lei vorrebbe organizzare nella contea i grandi giochi
universali tra otto anni e sa benissimo che il nostro aiuto sarà
fondamentale” - Il tono del segretario era passato da trionfante a
sibillino.
“Ah, un ultima cosa Conte. Tutti
quelli che non accetteranno di partecipare, non potranno competere
coi i Catalani. Se lo faranno saranno considerati nemici
dell'impero.”
“Mi è tutto chiarissimo segretario.
Non c'è bisogno di aggiungere altro. Saluti l'imperatore da parte
mia”
La convocazione nel palazzo del Conte
era stata una sorpresa per i sedici cavalieri. C'erano tutti :
Giorgio da Milano, il Granduca di Sassari, il fabbro di Brindisi, il
ciambellano di Reggio Emilia, il sacrestano di Avellino e gli
altri. Parlottavano tra loro cercando di capire il motivo della
convocazione nella capitale. Nessuno aveva la minima idea per cui
erano là.
“Benvenuti Cavalieri” - Il Conte
Gianni dal Circeo andò subito al punto - “ho ottime nuove per voi.
Dalla prossima stagione basta giostre con i catalani. L'impero ha
deciso di organizzare la propria e voi ne farete parte.”
“Ok, grazie per il buffet. Io torno a
Milano” - Giorgio da Milano prese la mantella e si avviò
all'uscita.
“Si fermi subito. Lei ascolterà come
tutti gli altri” - incalzò il Conte
“Io ho un contratto con i Catalani
controfirmato da quattro avvocati. Se vengo meno agli impegni gli
devo ridare non so quanti chili d'oro, me li da lei Conte?”
“Mmm, cioè, io...”
“Perfetto Conte, arrivederla. E
auguro una buona continuazione a tutti i presenti” - Giorgio se ne
andò.
Il Conte iniziò a sudare e a
balbettare. Le cose non erano iniziate per il meglio.
“Allora, questa proposta?” - Il
mastroferraio di Cantù cercò di togliere il Conte d'impaccio
“Ah, dicevamo. L'impero farà la
propria giostra, ma sarà diversa da quella dei Catalani. Ci si
guadagnerà di competere sul campo. I primi quattro classificati del
torneo della Contea sfideranno quelli del resto dell'impero. Niente
trucchetti, niente contratti per chi ha più tifosi. Solo sana
competizione sportiva.”
“Bell'idea, si potrebbe anche fare.”
- Il Fornaio di Torino sembrava ben disposto - “Ma che si vince?”
“Gloria. Onore. Imperitura memoria”
- Annunciò il Conte trionfante.
Le risate che ne seguirono furono
talmente fragorose che le guardie fuori la porta si spaventarono.
“Secondo lei noi ci facciamo il mazzo
per l'onore e la gloria?”
“I Catalani ci riempiono d'oro. Bello
scherzo Conte”
Si stavano tutti preparando per
lasciare la stanza quando il Conte si innalzò sulla scrivania e si
mise a urlare.
“NESSUNO USCIRA' DA QUESTA STANZA.
NON AVETE CAPITO CHE NON SI TRATTA DI UNA PROPOSTA, MA DI UN ORDINE.
IL PRIMO CHE SI MUOVE VERRA' ARRESTATO. NE VA DEL MIO E DEL VOSTRO FUTURO. SAPETE BENISSIMO DI COSA SIAMO CAPACI NOI DELL'IMPERO” - Il
Conte era fuori di senno.
“VOI ACCETTERETE, NON FARETE STORIE E
COMBATTERETE PER L'IMPERO. ALTRIMENTI VI VERRANNO CONFISCATE LE
SPADE, LE LANCIE, ANCHE GLI ZOCCOLI DEI CAVALLI. E PREGHERETE PER
ESSERE MANDATI IN ESILIO CHE L'ALTERNATIVA SAREBBE ANCHE PEGGIORE”
Erano tutti sbigottiti. I quindici
cavalieri rimasti non sapevano cosa fare, si guardavano tra loro
senza sapere cosa dire. Prese coraggio il Ciambellano di Reggio
Emilia.
“Ok Conte. Lei può sbraitare per ore
ma il fatto rimane. O ci pagate come i Catalani o nulla.”
“GUARDIE, GUARDIE. ARRESTATE QUESTI
UOMINI”
I cavalieri abbandonarono la stanza in
un amen, si udì anche una pernacchia tra i fuggiaschi, mentre il Conte in piedi sulla scrivania si sbracciava come
in preda a convulsioni. Ma non riuscirono ad arrestarne nessuno.
I mesi successivi furono un susseguirsi
di lettere, minacce, confische, visite del Segretario dell'Impero in
cui il Conte continuava a ripetere che il movimento era in salute,
insulti.
Più si inaspriva la severità del
Conte, più i cavalieri mano a mano cedevano il passo. Oramai tutti
avevano accettato di competere nella giostra nell'impero. Fino
all'arrivo del messo con il messaggio per il Conte. Mentre il messo
abbandonava la stanza vide il Conte sedersi sullo scranno e lo sentì
ripetere : “Ho l'esercito più forte di tutti i tempi. Ho
l'esercito più forte di tutti i tempi. Ho l'esercito più forte di
tutti i tempi.”
To be continued...
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