mercoledì 6 luglio 2016

C'era una volta la Fiba...

I fatti narrati sono fonte della fantasia dell'autore. Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistite è frutto di pura casualità (forse).

“Conte, conte. Lo hanno fatto. Ecco la lista dei partecipanti alla giostra dei Catalani che si terrà in Anatolia.” - Il messo arrivò nel salone del trono correndo e annaspando.
Il Conte del Circeo lesse il messaggio, lo strappo e intimò il messo di abbandonare la stanza.

Da quando era tornato a comandare la contea italica due anni prima, il Conte Gianni dal Circeo ne aveva dovuti subire di affronti, aveva dovuto risolvere rompicapi che sembravano irrisolvibili. E questa era la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. Non poteva accettare un simile guanto di sfida senza rispondere. Proprio in questo momento in cui aveva messo in piedi l'esercito più forte che la contea avesse mai avuto, o almeno così era andava dicendo.
Tutto era cominciato circa un anno prima. Proprio quando la gioia pervadeva il Conte per la grande prestazione del suo esercito (il più forte di sempre) nella sfilata degli eserciti dell'Impero. No, non aveva vinto, ma aveva fatto una bella figura. 
Aveva sempre da combattere con i soliti problemi della contea, ma lo faceva con uno spirito felice. Fattorie che chiudevano per mancanza di soldi, braccianti che non venivano pagati, ma tutte cose fisiologiche, nulla che potesse minare la serenità del Conte Gianni. Fino a che non venne in visita il segretario dell'imperatore, Patrick da Basilea.
“Caro Conte, con l'imperatore abbiamo avuto un'idea meravigliosa.” - Esordì senza fronzoli Patrick l'elvetico - “Io e l'imperatore abbiamo deciso di organizzare dei grandissimi giochi, a cui dovranno prendere parte tutti i migliori atleti dell'impero”.
“Idea geniale, segretario. Geniale!” - Esclamò entusiasta il Conte.
“Ma la cosa più importante sarà che nessuno avrà privilegi. Solo chi si guadagnerà sul campo il merito di partecipare, lo farà.”
“Geniale, geniale” - Continuava a ripetere il Conte.
“Solo i primi quattro cavalieri di ogni contea parteciperanno, non come fanno i catalani nel loro torneo a inviti. Non ha alcun senso che partecipino sempre gli stessi solo perché hanno un nome altisonante. Quegli sciocchi spagnoli pensano solo al vil denaro, noi pensiamo alla competizione, allo sport, all'onore”.
Il Conte solo in quel momento ricordò il torneo dei Catalani. E ricordò che i suoi quattro cavalieri migliori erano anni che partecipavano a quel torneo.
“Scusi segretario, ora che li ha nominati mi ha fatto pensare. I migliori cavalieri della contea sono anni che partecipano al torneo dei Catalani, perché dovrebbe partecipare al nostro? Non sono schiavi, non penso che basterebbe chiederglielo. E i catalani li pagano anche molto bene. Cosa avremmo noi da offrire di meglio?”
“Tutti dubbi legittimi, caro Conte. Innanzitutto sarebbe una grande sfida per loro affrontare i migliori delle altre contee. Poi sarebbe un torneo istituzionale, reale, imperiale. Non una cosa privata come già fatto. Cosa pensano di essere, una setta? Ricorda che le sette sono vietate nell'impero? Per quel che riguarda il guadagno è molto semplice. Gloria, onore e rispetto. Noi non ci piegheremo a convincerli con cose materiali.”
“A esser onesti segretario, non mi sembrano argomenti molto convincenti. Il cavalier Giorgio da Milano, per quel che so, ha un accordo decennale con i Catalani. Lo riempiono d'oro. Perché dovrebbe rinunciarvi per la gloria e l'onore?”
“Questo è solamente un vostro problema Conte. Altrimenti cosa l'abbiamo messa a fare qua? Noi da lei ci aspettiamo il lavoro sporco, sarà lei a dover far valere il suo potere e convincerli a competere per noi. Anche perché se non ricordo male lei vorrebbe organizzare nella contea i grandi giochi universali tra otto anni e sa benissimo che il nostro aiuto sarà fondamentale” - Il tono del segretario era passato da trionfante a sibillino.
“Ah, un ultima cosa Conte. Tutti quelli che non accetteranno di partecipare, non potranno competere coi i Catalani. Se lo faranno saranno considerati nemici dell'impero.”
“Mi è tutto chiarissimo segretario. Non c'è bisogno di aggiungere altro. Saluti l'imperatore da parte mia”

La convocazione nel palazzo del Conte era stata una sorpresa per i sedici cavalieri. C'erano tutti : Giorgio da Milano, il Granduca di Sassari, il fabbro di Brindisi, il ciambellano di Reggio Emilia, il sacrestano di Avellino e gli altri. Parlottavano tra loro cercando di capire il motivo della convocazione nella capitale. Nessuno aveva la minima idea per cui erano là.
“Benvenuti Cavalieri” - Il Conte Gianni dal Circeo andò subito al punto - “ho ottime nuove per voi. Dalla prossima stagione basta giostre con i catalani. L'impero ha deciso di organizzare la propria e voi ne farete parte.”
“Ok, grazie per il buffet. Io torno a Milano” - Giorgio da Milano prese la mantella e si avviò all'uscita.
“Si fermi subito. Lei ascolterà come tutti gli altri” - incalzò il Conte
“Io ho un contratto con i Catalani controfirmato da quattro avvocati. Se vengo meno agli impegni gli devo ridare non so quanti chili d'oro, me li da lei Conte?”
“Mmm, cioè, io...”
“Perfetto Conte, arrivederla. E auguro una buona continuazione a tutti i presenti” - Giorgio se ne andò.
Il Conte iniziò a sudare e a balbettare. Le cose non erano iniziate per il meglio.
“Allora, questa proposta?” - Il mastroferraio di Cantù cercò di togliere il Conte d'impaccio
“Ah, dicevamo. L'impero farà la propria giostra, ma sarà diversa da quella dei Catalani. Ci si guadagnerà di competere sul campo. I primi quattro classificati del torneo della Contea sfideranno quelli del resto dell'impero. Niente trucchetti, niente contratti per chi ha più tifosi. Solo sana competizione sportiva.”
“Bell'idea, si potrebbe anche fare.” - Il Fornaio di Torino sembrava ben disposto - “Ma che si vince?”
“Gloria. Onore. Imperitura memoria” - Annunciò il Conte trionfante.
Le risate che ne seguirono furono talmente fragorose che le guardie fuori la porta si spaventarono.
“Secondo lei noi ci facciamo il mazzo per l'onore e la gloria?”
“I Catalani ci riempiono d'oro. Bello scherzo Conte”
Si stavano tutti preparando per lasciare la stanza quando il Conte si innalzò sulla scrivania e si mise a urlare.
“NESSUNO USCIRA' DA QUESTA STANZA. NON AVETE CAPITO CHE NON SI TRATTA DI UNA PROPOSTA, MA DI UN ORDINE. IL PRIMO CHE SI MUOVE VERRA' ARRESTATO. NE VA DEL MIO E DEL VOSTRO FUTURO. SAPETE BENISSIMO DI COSA SIAMO CAPACI NOI DELL'IMPERO” - Il Conte era fuori di senno.
“VOI ACCETTERETE, NON FARETE STORIE E COMBATTERETE PER L'IMPERO. ALTRIMENTI VI VERRANNO CONFISCATE LE SPADE, LE LANCIE, ANCHE GLI ZOCCOLI DEI CAVALLI. E PREGHERETE PER ESSERE MANDATI IN ESILIO CHE L'ALTERNATIVA SAREBBE ANCHE PEGGIORE”
Erano tutti sbigottiti. I quindici cavalieri rimasti non sapevano cosa fare, si guardavano tra loro senza sapere cosa dire. Prese coraggio il Ciambellano di Reggio Emilia.
“Ok Conte. Lei può sbraitare per ore ma il fatto rimane. O ci pagate come i Catalani o nulla.”
“GUARDIE, GUARDIE. ARRESTATE QUESTI UOMINI”
I cavalieri abbandonarono la stanza in un amen, si udì anche una pernacchia tra i fuggiaschi, mentre il Conte in piedi sulla scrivania si sbracciava come in preda a convulsioni. Ma non riuscirono ad arrestarne nessuno.

I mesi successivi furono un susseguirsi di lettere, minacce, confische, visite del Segretario dell'Impero in cui il Conte continuava a ripetere che il movimento era in salute, insulti.
Più si inaspriva la severità del Conte, più i cavalieri mano a mano cedevano il passo. Oramai tutti avevano accettato di competere nella giostra nell'impero. Fino all'arrivo del messo con il messaggio per il Conte. Mentre il messo abbandonava la stanza vide il Conte sedersi sullo scranno e lo sentì ripetere : “Ho l'esercito più forte di tutti i tempi. Ho l'esercito più forte di tutti i tempi. Ho l'esercito più forte di tutti i tempi.”

To be continued...

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