lunedì 24 ottobre 2016

I Maledetti Knicks - Preview

C'è dell'hype nella grande mela quest'anno. Così come ce n'era all'arrivo di Melo, all'arrivo di Amar'e, alla firma di Phil Jackson, alla trade che portò Bargnani (ah, no. Là niente hype). Si potrebbe quasi dire, parafrasando un famoso spot che gira in tv, che l'ambiente Knicks più che per le prestazioni vive per l'attesa delle stesse. Anche perché il riscontro del campo è quasi sempre deludente. Quindi perché farci una colpa se restiamo appesi a quelle attese almeno fino a metà novembre?
Una mia istantanea quando vedo i Knicks da Dicembre in poi
Da questo punto di vista sono diventato un tifoso Knicks abbastanza fuori media, tendente alla disillusione rispetto alla speranza. Forse perché ho visto applicata la legge di Murphy più volte a questa franchigia rispetto a qualsiasi altra squadra seguo da più o meno tifoso. Forse è per questo che quest'anno non riesco ad avere la speranza che tutti hanno, anzi, la vedo quasi più grigia rispetto a quanto effettivamente sarà.
C'è stato un netto cambio di tendenza rispetto all'inizio della gestione Jackson, a partire dal coach scelto per guidare il roster costruito dallo stesso Phil. Pur non avendo seguito costantemente i Suns negli ultimi tre anni (fatemene una colpa se volete...), Hornacek al primo anno lasciò tutti di stucco prendendo una squadra che doveva tankare fino a portarla a un passo dai playoff, arrivando secondo nella corsa al COY nel 2013-14 (corsa vinta da Popovich). Ha di certo dimostrato un'ottima capacità di adattare il gioco agli uomini a disposizione, senza integralismi, caratteristica che si potrebbe andare a scontrare con la filosofia di Phil Jackson che fin dal suo arrivo ha provato a instaurare la triangolo nei Knicks senza troppi successi, con il resto della lega che sta portando il gioco in tutt'altra direzione. E nonostante avesse messo sul pino dei "suoi" uomini come allenatori, i risultati sono stati scadenti. Fisher ha dimostrato un'inesperienza per il ruolo ma aveva dalla sua l'età per migliorare, Rambis nonostante avesse fallito miseramente le precedenti esperienze da allenatore (32-132 il record in due anni in Minnesota) è stato in corsa per il ruolo anche per questa stagione, portando come grande idea quella di far giocare Porzingis da 3 (Dio o chi per te grazie di avercene scampato). Hornacek avrà dunque il duro compito di riuscire a legare la filosofia radicale di Jackson con la strada che sta prendendo la lega, votata a maggiore numero di possessi e quintetti più piccoli. E non essendo un'integralista è possibile che riesca a trovare una soluzione più che adeguata.
Hornacek prova a tenere a bada l'hype
La cosa che però meno ho capito di questa offseason dei Knicks è stata la costruzione del roster. Quello costruito da Jackson è un quintetto da contender, se solo fossimo nel 2011. E lo sarebbe tutt'ora se i tre principali protagonisti fossero sani. Rose, Noah e Melo in salute sarebbero un grandissimo trio, peccato che i numeri parlano per loro. Nelle ultimi cinque stagioni, cioè dall'infortunio di Rose e l'arrivo di Anthony ai Knicks, hanno giocato rispettivamente 33, 61 e 62 partite di media l'anno. Tutto fuorché garanzia di affidabilità. Per non parlare del minutaggio, che è rimasto invariato per il solo Carmelo, crollando da 37 a 31 minuti per Rose e da 33 a 22 minuti per Noah. Il figlio del tennista sarebbe pure un'aggiunta ottima per l'idea di pallacanestro di Phil Jackson. Le sue ottime doti da passatore dal post lo renderebbero ideale per la triangolo, sommate all'innata voglia che mette in campo lo rendono una buonissima presa, resta sempre da vedere lo stato fisico in cui si trova. E se la salute non lo dovesse accompagnare sarebbe un bel problema per i Knicks in quanto le riserve rispondono ai nomi di Marshall Plumlee e Willy Hernangomez, due rookie tutti da scoprire in ottica NBA. Il secondo è il fratello maggiore e più scarso del ben più atteso Juan, il primo con una storia particolare in quanto già destinato all'esercito degli Stati Uniti salvo poi andare comunque a cercare un contratto nella lega. Di certo porterà energia e botte dalla panchina, da capire se prenderà la strada del fratello Mason che a Portland sta dimostrando di essere un ottimo comprimario o finirà come l'altro fratello Miles, ancora in cerca di un ruolo nella lega.
Rose è invece una scommessa a breve termine. Anche qui l'incognita fisica è indecifrabile, fatto sta che ha solamente un anno di contratto. E in caso di fallimento dell'esperimento tanti saluti e arrivederci. Di certo è un grande upgrade rispetto a un Calderon che ormai il viale del tramonto lo ha già percorso quasi tutto.
La presa di Brandon Jennings come cambio di Rose è un'altra scommessa. Un buon giocatore che non ha mai espresso pienamente il suo talento e che arriva anche lui da un terribile infortunio al tendine d'achille che gli ha fatto saltare 76 partite nelle ultime due stagioni. Sarà lui a guidare la second unit dalla panchina e ha portare quella corsa che non potranno garantire i titolari. Ottima la presa di Courtney Lee che porta 3&D che tanto serve a questa squadra.
Oltre i 20 a partita che metterà a referto Anthony (come realizzatore poco da discutere) l'altra unica certezza dei Knicks sembra essere Porzingis. Arrivato tra le pernacchie, le lacrime e i fischi in sede di draft ha zittito tutti con una stagione monster, ed è pronto a ripetersi e a migliorare il suo gioco. Le cose migliori della preseason le hanno mostrate il lettone e Jennings che sembrano trovarsi a meraviglia, soprattutto in campo aperto. E Kristaps ha appena compiuto 21 anni, ed il rischio che sarà uno dei dominatori della lega da qui a un decennio è parecchio alto.


Il resto del roster è composto da due anime, giocatori pronti che potranno dire la loro come già fatto vedere lo scorso anno (Thomas, O'Quinn, Holiday) e giocatori tutti da scoprire (Kuzminskas, Ndour). Non è stato possibile liberarci di Vujacic che sembra essere il feticcio di Phil Jackson, ma si spera che passerà più tempo a sventolare asciugamani che sul parquet.
Una mossa che mi manda completamente fuori di testa è la presa di Ron Baker da Wichita State. Non scelto al draft può essere la più grande sorpresa della stagione. Giocatore pronto fin da subito (come spesso avviene quando arrivano i senior dal college) è un stato per quattro anni leader tecnico ed emotivo della sua università, portata anche alle final four nel 2013. Può tranquillamente essere la versione 2.0 di quello che fu Landry Fields nel 2010, sperando abbia una durata più lunga.
Ascolta me, che questi altri non capiscono nulla...
Ma quando si parla di New York, e di Knicks in particolare, l'aspetto ambientale è da tenere in assoluta considerazione. Spogliatoio spesso autodistruttivo e autolesionista, quest'anno rischia di essere una bomba ad orologeria pronta ad esplodere. Personalità come quelle di Melo, Noah, Jennings e Rose saranno difficili da far convivere, specialmente se a livello tecnico i risultati non saranno quelli che si aspettati. E qua Hornacek dovrà dimostrare capacità di gestione che finora non sono state il suo forte, tant'è che nei Suns i problemi nello spogliatoio (i tre play e i Morris) hanno portato al fallimento delle ultime due stagioni. Sarà un lavoro in cui anche Jackson dovrà dire la sua e aiutare nella gestione degli uomini, cosa in cui è sempre stato maestro.
Dopo questa, fin troppo, lunga analisi è tempo dei pronostici. Non so proprio cosa aspettarmi da questa squadra questa stagione. Potrebbero filare da Dio e arrivare ai playoff passeggiando, così come implodere e buttare la stagione già a febbraio. Sarei molto più orientato verso la seconda ipotesi ma non faccio testo perché come detto sono ormai disilluso da questa franchigia.

Se mi va/ho tempo/mi ricordo ci risentiamo a fine novembre per l'analisi del primo mese di Regular Season.

venerdì 8 luglio 2016

La vera storia di Bielsa alla Lazio


Tare : “Presidente, siamo a inizio giugno e non abbiamo ancora l'allenatore. Sarebbe ora di prenderlo.”
Lotito : “Aho, che vai de fretta? Manca più de 'n mese al ritiro, mo c'ho artre cose a cui pensa' ”
T : “Allora se lei ha da fare presidente, ci posso pensare io”
L : “Statte bono te che fai solo danni. Pe' l'affari tua sto ancora a paga' er biglietto dell'aereo a l'amico tuo, come se chiama? San Paolo.”
T : “Sampaoli presidente.”
L : “Si, Sampei, l'amico tuo. E poi già c'ho pensato io, ho preso Prandelli.”
T : “Allora presidente facciamo contratto e ufficializziamo.”
L : “Aridaje. Devi sta bono. Prandelli m'ha chiesto Balotelli.”
T : “Beh, adesso si può prendere a poco.”
L : “Ancora parli? Balotelli pija 6 mijoni l'anno. Io co 6 mijoni che faccio er catering a Formello per diec'anni. Visto che non fai un cazzo, chiama Reja, senti se è libero”
T : “Presidente ma Reja sta all'Atalanta.”
L : “Me tocca fa tutto a me, co tutti i cazzi che c'ho. Sto a cerca' l'allenatore pe la Nazionale. Anzi mo parlo co Ventura vedemo se riesco a fa la supercazzola a Tavecchio.”

Qualche giorno dopo

T : “Presidente, per l'allenatore?”
L : “Aho, ammazza come me pressi.”
T : “Ma Presidente, manca poco al ritiro.”
L : “Quando fai così già so che me vuoi incula'. Dai, dimme a chi hai pensato”
T : “Ci sarebbe libero Bielsa”
L : “E chi è?”
T : “Ha allenato l'Argentina, il Cile. È famoso in tutto il mondo.”
L : “Mai coperto. Aspetta che lo faccio cerca' su internet a mi' fijo.”
L : “Lo chiamano er matto. Me piace. Manda Calveri in Argentina a parlacce.”

Tre giorni dopo

T : “Presidente, Calveri ha parlato con Bielsa”
L : “Quanto vuole?”
T : “tre milioni e mezzo”
L : “AHAHAHAHAHAH. Io co tre mijoni e mezzo ce faccio fa le pulizie a Formello per quattro anni.”
T : “Vabbè, che faccio chiamo Maran?”
L : “Aspetta, ce parlo io co sto Bielsa. Me so visto i video su Youtubbe e me piace. Diglie a Calveri de resta a Rio”
T : “Presidente Rio sta in Brasile, Calveri sta in Argentina”
L : “Si, vabbè vabbè. Sempre terzo mondo è”

Due giorni dopo

L : “IGLI, IGLI”
T : “Dica Presidente”
L : “è fatta. Ho preso Biersa”
T : “Grande Presidente. Che colpo. Quando arriva?”
L : “Mo discute co Calveri i dettagli. Ha detto che ce deve manna un po' de richieste prima de firma' ”
T : “Allora vado a controllare se fax funziona”

Qualche ora dopo

T : “Presidente è arrivato fax”
L : “Mbè. Leggime un po' questo che vole.”
T : “Allora, macchinari nuovi per la palestra”
L : “Se po fa”
T : “Poltrone rilassanti per lui e lo staff”
L : “Se po fa”
T : “Vuole che tutte le pareti di Formello siano ridipinte di giallo canarino”
L : “Tiè, questo è il cappelletto di carta, va a pija du latte de vernice e mettite a pittura' ”
T : “Io Presidente?”
L : “E che io? E poi voi rumeni sete bravi a fa i muratori.”
T : “Presidente io sarei albanese”
L : “Vabbè, sempre zingari sete. Che altro vole sto Biersa?”
T : “Ha mandato una lista di giocatori da comprare”
L : “Azz. Ma proprio i nomi? Non gli basta er genere de giocatore?”
T : “No presidente, i nomi...”
L : “Vabbè quanto costano?”
T : “Sono giocatori tra i dieci e i venti milioni”
L : “Ao io co sti soldi ce ne pijo cinquanta de giocatori de solito. Però tutto il mondo sta a parla' de Biersa alla Lazio. Sai che te dico? Pijamolo. Diglie a Calveri de fallo firma' ”

Tre giorni dopo

L : “IGLI. Ma Calveri è tornato col contratto firmato?”
T : “è atterrato stamattina. Il contratto non è firmato, ma dice che balla il tango da Dio”
L : “E quando firma sto Biersa? A me già m'ha rotto, mo richiamo Pioli, tanto lo sto a paga' “
T : “Dice che manda il contratto via fax tra qualche giorno”

Oggi

L : “Ao ma non è che sto Biersa ce sta a cojona' e non viene?”
T : “Presidente visto l'ha ritirato e dice che arriva sabato.”
L : “Vedemo 'npo che questo me pare matto davero. Se non viene me fa pure un favore, che co tre mijoni e mezzo ce compro n'artro Mauricio.”
T : “A proposito Presidente, come vanno le trattative per i giocatori chiesti da Bielsa?”
L : “Tutt'apposto. Non te sta a preoccupa'. Te fallo arriva' poi ce penso io.”
T : “Abbiamo chiuso qualcuno?”
L : “Mo te chiudo a te dentro no sgabuzzino se non te stai zitto.”

T : “Presidente, è arrivata una lettera da Bielsa, dice che ha contattato le squadre dei giocatori richiesti, non hanno mai sentito la Lazio e non viene più.”
L : “Meno male, che sti tre mijoni e mezzo me pesavano sul petto. E poi a questo je faccio causa, così oltre a non daje na lira ce guadagno pure. Chiama Inzaghi, daje la grande notizia. Io chiamo l'avvocato”

T : “Simone, sei il nuovo allenatore della Lazio. Simone? SIMONE?”

T : “Presidente, Inzaghi mi ha fatto pernacchia e ha messo giù”
L : “mmmm. C'ho n'idea. Lo sai do sta Coverciano?”
T : “Si Presidente”
L : “Ecco, pija la macchina e parti. Sbrigate a pija er patentino che domenica parti te per il ritiro.”

mercoledì 6 luglio 2016

C'era una volta la Fiba...

I fatti narrati sono fonte della fantasia dell'autore. Ogni riferimento a fatti e persone realmente esistite è frutto di pura casualità (forse).

“Conte, conte. Lo hanno fatto. Ecco la lista dei partecipanti alla giostra dei Catalani che si terrà in Anatolia.” - Il messo arrivò nel salone del trono correndo e annaspando.
Il Conte del Circeo lesse il messaggio, lo strappo e intimò il messo di abbandonare la stanza.

Da quando era tornato a comandare la contea italica due anni prima, il Conte Gianni dal Circeo ne aveva dovuti subire di affronti, aveva dovuto risolvere rompicapi che sembravano irrisolvibili. E questa era la goccia che avrebbe fatto traboccare il vaso. Non poteva accettare un simile guanto di sfida senza rispondere. Proprio in questo momento in cui aveva messo in piedi l'esercito più forte che la contea avesse mai avuto, o almeno così era andava dicendo.
Tutto era cominciato circa un anno prima. Proprio quando la gioia pervadeva il Conte per la grande prestazione del suo esercito (il più forte di sempre) nella sfilata degli eserciti dell'Impero. No, non aveva vinto, ma aveva fatto una bella figura. 
Aveva sempre da combattere con i soliti problemi della contea, ma lo faceva con uno spirito felice. Fattorie che chiudevano per mancanza di soldi, braccianti che non venivano pagati, ma tutte cose fisiologiche, nulla che potesse minare la serenità del Conte Gianni. Fino a che non venne in visita il segretario dell'imperatore, Patrick da Basilea.
“Caro Conte, con l'imperatore abbiamo avuto un'idea meravigliosa.” - Esordì senza fronzoli Patrick l'elvetico - “Io e l'imperatore abbiamo deciso di organizzare dei grandissimi giochi, a cui dovranno prendere parte tutti i migliori atleti dell'impero”.
“Idea geniale, segretario. Geniale!” - Esclamò entusiasta il Conte.
“Ma la cosa più importante sarà che nessuno avrà privilegi. Solo chi si guadagnerà sul campo il merito di partecipare, lo farà.”
“Geniale, geniale” - Continuava a ripetere il Conte.
“Solo i primi quattro cavalieri di ogni contea parteciperanno, non come fanno i catalani nel loro torneo a inviti. Non ha alcun senso che partecipino sempre gli stessi solo perché hanno un nome altisonante. Quegli sciocchi spagnoli pensano solo al vil denaro, noi pensiamo alla competizione, allo sport, all'onore”.
Il Conte solo in quel momento ricordò il torneo dei Catalani. E ricordò che i suoi quattro cavalieri migliori erano anni che partecipavano a quel torneo.
“Scusi segretario, ora che li ha nominati mi ha fatto pensare. I migliori cavalieri della contea sono anni che partecipano al torneo dei Catalani, perché dovrebbe partecipare al nostro? Non sono schiavi, non penso che basterebbe chiederglielo. E i catalani li pagano anche molto bene. Cosa avremmo noi da offrire di meglio?”
“Tutti dubbi legittimi, caro Conte. Innanzitutto sarebbe una grande sfida per loro affrontare i migliori delle altre contee. Poi sarebbe un torneo istituzionale, reale, imperiale. Non una cosa privata come già fatto. Cosa pensano di essere, una setta? Ricorda che le sette sono vietate nell'impero? Per quel che riguarda il guadagno è molto semplice. Gloria, onore e rispetto. Noi non ci piegheremo a convincerli con cose materiali.”
“A esser onesti segretario, non mi sembrano argomenti molto convincenti. Il cavalier Giorgio da Milano, per quel che so, ha un accordo decennale con i Catalani. Lo riempiono d'oro. Perché dovrebbe rinunciarvi per la gloria e l'onore?”
“Questo è solamente un vostro problema Conte. Altrimenti cosa l'abbiamo messa a fare qua? Noi da lei ci aspettiamo il lavoro sporco, sarà lei a dover far valere il suo potere e convincerli a competere per noi. Anche perché se non ricordo male lei vorrebbe organizzare nella contea i grandi giochi universali tra otto anni e sa benissimo che il nostro aiuto sarà fondamentale” - Il tono del segretario era passato da trionfante a sibillino.
“Ah, un ultima cosa Conte. Tutti quelli che non accetteranno di partecipare, non potranno competere coi i Catalani. Se lo faranno saranno considerati nemici dell'impero.”
“Mi è tutto chiarissimo segretario. Non c'è bisogno di aggiungere altro. Saluti l'imperatore da parte mia”

La convocazione nel palazzo del Conte era stata una sorpresa per i sedici cavalieri. C'erano tutti : Giorgio da Milano, il Granduca di Sassari, il fabbro di Brindisi, il ciambellano di Reggio Emilia, il sacrestano di Avellino e gli altri. Parlottavano tra loro cercando di capire il motivo della convocazione nella capitale. Nessuno aveva la minima idea per cui erano là.
“Benvenuti Cavalieri” - Il Conte Gianni dal Circeo andò subito al punto - “ho ottime nuove per voi. Dalla prossima stagione basta giostre con i catalani. L'impero ha deciso di organizzare la propria e voi ne farete parte.”
“Ok, grazie per il buffet. Io torno a Milano” - Giorgio da Milano prese la mantella e si avviò all'uscita.
“Si fermi subito. Lei ascolterà come tutti gli altri” - incalzò il Conte
“Io ho un contratto con i Catalani controfirmato da quattro avvocati. Se vengo meno agli impegni gli devo ridare non so quanti chili d'oro, me li da lei Conte?”
“Mmm, cioè, io...”
“Perfetto Conte, arrivederla. E auguro una buona continuazione a tutti i presenti” - Giorgio se ne andò.
Il Conte iniziò a sudare e a balbettare. Le cose non erano iniziate per il meglio.
“Allora, questa proposta?” - Il mastroferraio di Cantù cercò di togliere il Conte d'impaccio
“Ah, dicevamo. L'impero farà la propria giostra, ma sarà diversa da quella dei Catalani. Ci si guadagnerà di competere sul campo. I primi quattro classificati del torneo della Contea sfideranno quelli del resto dell'impero. Niente trucchetti, niente contratti per chi ha più tifosi. Solo sana competizione sportiva.”
“Bell'idea, si potrebbe anche fare.” - Il Fornaio di Torino sembrava ben disposto - “Ma che si vince?”
“Gloria. Onore. Imperitura memoria” - Annunciò il Conte trionfante.
Le risate che ne seguirono furono talmente fragorose che le guardie fuori la porta si spaventarono.
“Secondo lei noi ci facciamo il mazzo per l'onore e la gloria?”
“I Catalani ci riempiono d'oro. Bello scherzo Conte”
Si stavano tutti preparando per lasciare la stanza quando il Conte si innalzò sulla scrivania e si mise a urlare.
“NESSUNO USCIRA' DA QUESTA STANZA. NON AVETE CAPITO CHE NON SI TRATTA DI UNA PROPOSTA, MA DI UN ORDINE. IL PRIMO CHE SI MUOVE VERRA' ARRESTATO. NE VA DEL MIO E DEL VOSTRO FUTURO. SAPETE BENISSIMO DI COSA SIAMO CAPACI NOI DELL'IMPERO” - Il Conte era fuori di senno.
“VOI ACCETTERETE, NON FARETE STORIE E COMBATTERETE PER L'IMPERO. ALTRIMENTI VI VERRANNO CONFISCATE LE SPADE, LE LANCIE, ANCHE GLI ZOCCOLI DEI CAVALLI. E PREGHERETE PER ESSERE MANDATI IN ESILIO CHE L'ALTERNATIVA SAREBBE ANCHE PEGGIORE”
Erano tutti sbigottiti. I quindici cavalieri rimasti non sapevano cosa fare, si guardavano tra loro senza sapere cosa dire. Prese coraggio il Ciambellano di Reggio Emilia.
“Ok Conte. Lei può sbraitare per ore ma il fatto rimane. O ci pagate come i Catalani o nulla.”
“GUARDIE, GUARDIE. ARRESTATE QUESTI UOMINI”
I cavalieri abbandonarono la stanza in un amen, si udì anche una pernacchia tra i fuggiaschi, mentre il Conte in piedi sulla scrivania si sbracciava come in preda a convulsioni. Ma non riuscirono ad arrestarne nessuno.

I mesi successivi furono un susseguirsi di lettere, minacce, confische, visite del Segretario dell'Impero in cui il Conte continuava a ripetere che il movimento era in salute, insulti.
Più si inaspriva la severità del Conte, più i cavalieri mano a mano cedevano il passo. Oramai tutti avevano accettato di competere nella giostra nell'impero. Fino all'arrivo del messo con il messaggio per il Conte. Mentre il messo abbandonava la stanza vide il Conte sedersi sullo scranno e lo sentì ripetere : “Ho l'esercito più forte di tutti i tempi. Ho l'esercito più forte di tutti i tempi. Ho l'esercito più forte di tutti i tempi.”

To be continued...

sabato 30 maggio 2015

Paul Gascoigne - Il diamante pazzo

Remember when you were young, You shone like the sun”

Qualche giorno fa le mie home page dei vari social network si sono popolate di immagini, video e frasi di auguri per un calciatore ritirato ormai da un più di un decennio. Ma che ha smesso di dare al calcio da anche più tempo. Un calciatore che ormai è più l'immagine riflessa di quel che è stato. Un giocatore che è stato eletto a icona, senza aver mai dimostrato appieno quello che poteva. Ma soprattutto mi ha fatto ripensare alla mia gioventù, e per una volta quando si parla di questi esseri mitologici posso dire con fierezza : “Io c'ero”. Io l'ho visto da vicino, l'ho toccato, l'ho amato, ma forse non l'ho mai capito veramente fino in fondo. A mia discolpa c'è da dire che ero un bambino, e là si stava formando la mia passione per il calcio, di cui lui è uno dei principali responsabili. Sarà per deformazione professionale, ma tendo sempre a legare un evento o un personaggio a una canzone, e quando penso a Paul Gascoigne quella che viene subito alla mente non può che essere Shine On You Crazy Diamond dei Pink Floyd, che sembra esser scritta su di lui.
Nel 2015 si tende a ricordare Gazza quasi esclusivamente per quello che ha combinato fuori dal campo, o dopo la fine della sua carriera. Pochi ricordano il giocatore che era. Che come detto magari non ha espresso tutto il suo potenziale, ma che ha dato lampi di quel qualcosa che si è visto raramente su un campo di calcio. Vero che fosse discontinuo, ancor più vero che avesse un fisico di cristallo, ma quando la luce si accendeva regalava gioielli di rara bellezza.
Era la prima Lazio di Sergio Cragnotti, quell'uomo tanto controverso da saper regalare grandi gioie e altrettanti dolori ai tifosi laziali. Ma in quell'estate del 1992, al suo primo calciomercato decise di fare le cose in grande e far cominciare a sognare i tifosi biancocelesti. Nell'estate che portò in Italia gente come Savicevic, Jugovic, Asprilla, Sammer, Effenberg, Papin e tanti altri, il presidente della Lazio regalò giocatori che diventeranno simboli dei successi laziali degli anni a seguire. Fuser, Winter, Favalli, Signori. E la ciliegina sulla torta fu Paul Gascoigne. Che sarebbe dovuto arrivare l'anno prima, se però non si fosse sbriciolato un ginocchio in FA Cup in una gara tra il suo Tottenham e il Nottingham Forest. Si ritrovò a Roma allenato da Dino Zoff, uno totalmente agli antipodi rispetto a quello che rappresentava il talento inglese. Serio e metodico il primo quanto istrione e geniale il secondo. E l'inizio non fu semplice. Praticamente girovagava per il campo, accendendo la luce di rado, in evidente sovrappeso, e qualcuno cominciava già a dubitare di lui. Ma se a Roma esiste un modo per entrare per sempre nel cuore dei tifosi, è segnare in Quella partita. Roma in vantaggio con Giannini e Gascoigne totalmente fuori dal gioco. Una delle singole prestazioni peggiori che io ricordi. Poi all'89° minuto, punizione di Signori dalla destra, un balzo di Gazza, palla all'angolino e posto nel cuore dei laziali assicurato. Poi quella corsa sotto la curva e quell'esultanza a petto in fuori a rappresentare quello che era, sempre sfrontato a dispetto di tutto.
Ci sono alcuni momenti quando ti stai formando come persona che ti restano impresse per sempre. I miei mi raccontano che la prima volta che mi portarono allo stadio avessi tre mesi, e che continuarono a portarmi anche negli anni a venire. Io la prima partita che ricordo aver visto dal vivo fu Lazio – Ancona, 16 Maggio 1993, terminata 5 a 0 per i biancocelesti (grazie Wikipedia per i dettagli). Una classica partita tranquilla in cui un bambino può andare allo stadio. E lui quel giorno la illuminò. Quando la palla passava tra i suoi piedi non esisteva modo per cui i giocatori dell'Ancona potessero fermarlo ( da notare tra i biancorossi un Detari da hipsterismo totale). Il goal del 3 a 0 si può prendere a manifesto del Gascoigne calciatore. Presa palla a centrocampo, saltati quattro giocatori dell'Ancona nel giro di quindici metri, e arrivato a tu per tu con il portiere tocco per Riedle che a porta vuota segna il più facile dei goal (cit. 90° minuto). Ricordo nitidamente il misto di eccitazione ed incredulità che mi attraversava il corpo in quei momenti. Quelli sono gli eventi che fanno crescere in te la passione per qualcosa. Come la prima volta che ascolti un assolo di Hendrix, o quando per la prima volta ti trovi davanti a un Van Gogh. Vedi ore e ore di partite, la maggior parte di una noia mortale, ma poi arrivano quei dieci secondi che ti riconciliano con tutto il tempo passato a maledire le ore passate davanti ai vari Chievo-Cesena che il nostro amato sport ci regala.



Paul Gascoigne è stato a inizio anni '90 il prototipo di giocatore che avremmo poi visto in grandi quantità negli anni a seguire. Univa una forza fisica degna di un mediano, con la classe e il genio del ruolo di trequartista, che sta purtroppo andando a scomparire. Non aveva un fisico da atleta, ma quando si accendeva era imprendibile anche per giocatori più in forma di lui. Era il tipico calciatore che quelli bravi dicono di lasciati sciolti. Si trovava da solo la posizione in campo, aveva una naturale predisposizione per questo gioco che lo portava da solo a capire dove doveva giocare. Un intelligenza calcistica fuori dal comune. Chiuderlo negli schemi lo avrebbe ucciso. Cosa che difatti accadde negli ultimi tempi alla Lazio. L'arrivo di Zeman e del suo 433 lo esclusero dal gioco, basato su un centrocampo muscolare con Di Matteo-Winter-Fuser e un attacco a tratti irripetibile con Signori-Casiraghi-Rambaudi, con Boksic pronto a entrare. Se ne andò quasi in silenzio da Roma, ma quel posto nel cuore dei tifosi lo ha tutt'ora. Andò in Scozia, ai Rangers, a vincere ancora e a regalare altri siparietti in campo. Di quello che ha fatto fuori dal campo ne hanno parlato tutti e in tutte le salse, quindi non ne parlerò.

Quando ormai era in un campionato “minore” come quello scozzese, e tutti erano convinti che la sua carriera aveva imboccato il viale del tramonto, ebbe il tempo di regalarci ancora un briciolo di splendore del suo talento. Gli europei del 1996 in terra d'Albione, nella sua terra, erano una possibilità troppo ghiotta per quel'Inghilterra che da trent'anni non aveva successi. E per tre settimane Gazza ricordò al mondo quello che sarebbe potuto essere e non è mai stato del tutto. Sublimato con quel goal alla Scozia che è il ricordo più vivido della carriera di Paul. Taglio verso la porta, controllo di sinistro con pallonetto a scavalcare il difensore e tiro al volo alla destra del portiere. Ricordo il me dodicenne davanti alla tv, che riviveva quegli attimi vissuti durante quel Lazio-Ancona. Perché come diceva uno famoso, “Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano” (è deformazione professionale). E mi sembrò che il tempo si fosse fermato. Che gli infortuni non c'erano stati, che la luce era sempre stata accesa e che Gazza era il più forte di tutti. Poi però la realtà ti riporta con i piedi per terra. Ma tu sei sempre cosciente del fatto che quel diamante pazzo non smetterà mai di brillare. 

                     

domenica 11 gennaio 2015

E se le franchigie NBA fossero delle Band? Western Conference.

Dopo la prima parte sulla costa Est, prosegue questo gioco sull'accoppiare ogni franchigia NBA a una band. Passiamo alle quindici dell'ovest con una bonus track. Rimane sempre la possibilità di insultare senza problemi. 


Oklahoma City Thunder – Dream Theater

Tecnicamente non ci sarebbero paragoni. Solisti incredibili che però ogni tanto si specchiano troppo e si scordano di essere un gruppo che dovrebbe andare nello stesso verso. E spesso fanno a gara a far vedere chi è più bravo. Mettete sul piatto Awake e vedete come si fa a girare assieme.

Portland Trail Blazers – Lynyrd Skynyrd

Roy, Oden e Aldridge dovevano essere il trio che avrebbe dominato la NBA per un decennio. Le basi erano gettate e c'era solo da aspettare il loro momento. Poi però è arrivata la variabile più impazzita di tutte, la sfiga. I Lynyrd Skynard dopo anni di gavetta con Sweet Home Alabama erano arrivati a sfondare, poi è arrivata la sfiga. Aereo caduto di ritorno da un concerto e gruppo finito. Per il disco andate su (pronounced 'lĕh-'nérd 'skin-'nérd) e mentre ascoltate Free Bird o Simple Man rivedete il canto del cigno di Roy

Minnesota Timberwolves – Prince

I maggiori artisti usciti da Minneapolis sono Bob Dylan e Prince. Accostare i T-wolves al pioniere del folk mi sembrava esagerato, ecco arrivare Prince. Che mi ricorda troppo Garnett. Quando the Big Ticket era là faceva tutto lui, anche portarli a un passo dalle finali. Prince si suona, canta, compone, produce e vende da solo tutti i dischi. Purple Rain e se non lo conoscete, recuperate.

Denver Nuggets – Bob Marley

Qua l'abbinamento era fin troppo semplice. Lo stato del Colorado da qualche tempo ha legalizzato l'uso di cannabis e quando pensi a quello il primo che ti viene in mente è Bob Marley. Metteteci che i giocatori dei Nuggets hanno da anni un'attrazione particolare per quella roba verde, a partire da Melo, ed ecco che il gioco è fatto. Ascoltatevi Exodus e non sta a me dirvi che il reggae rende di più se accompagnato...

Utah Jazz – Deep Purple

I Deep Purple hanno cambiato un numero di lineup che non si conta più. L'unica cosa certa è che il meglio lo hanno dato quando al comando c'era la coppia Gillan-Blackmore. E che i Jazz abbiano vissuto la loro età dell'oro con Stockton e Malone non ve lo devo dire io. Il problema è che quando c'era da sfondare sul serio, entrambi si sono trovati davanti un muro. Da una parte si chiamava Led Zeppelin, dall'altra si chiamava Jordan. Qua per il disco si va con Made In Japan e non si sbaglia.

Los Angeles Clippers – Pantera

Per anni erano stati considerati. Tanti tendevano anche a dimenticarli e i successi erano pari a zero. Poi arrivò un uomo da New Orleans e le sorti cambiarono rotta. Chris Paul è per i Clippers quello che è stato Phil Anselmo per i Pantera. E i Pantera la vetta la raggiunsero quattro anni dopo il suo arrivo. Questo è la quarta stagione di CP3 ai Clippers, vedremo come andrà. Per il consiglio musicale andare con Cowboys From Hell e non ve ne pentirete.

Golden State Warriors – Grateful Dead

La baia è stata sempre simbolo di libertà e improvvisazione. Quelli che lo hanno espresso al meglio in musica sono stati i Grateful Dead. Canzoni dilaniate all'infinito e che ogni giorno cambiavano e non si ripetevano mai allo stesso modo. Un po' quello che succedeva ai Warriors del periodo del Barone, e quello che stiamo vedendo ora con quel fenomeno di Curry. Ogni volta è una scoperta nuova. Live/Dead è la summa dell'opera di Jerry Garcia e soci.

Phoenix Suns – Iron Maiden

Discorso simile a quello fatto per Atlanta. Gira che ti rigira questi te li ritrovi sempre in mezzo. Alla fine te li ritrovi sempre in mezzo. E i Maiden, come i Motorhead, sai che faranno quel disco. L'unica differenza tra le due squadre e le due band è che qui qualche picco in più lo abbiamo avuto, ma è la costanza che li rende sempre duri a morire. La scelta musicale la facciamo cadere su Piece Of Mind.


Sacramento Kings – Beach Boys

Qua devo fare outing. Quello che considero il disco più bello di sempre è Pet Sounds. E il basket più bello che ho visto nella mia vita è stato quello dei Kinks a cavallo del cambio di secolo. Solo che entrambi si sono scontrati contro entità più grandi di loro, fossero i Lakers o i Beatles poco importa. Il disco ve l'ho già detto, da là non se ne esce.

Los Angeles Lakers - U2

Fermi con gli insulti, mi spiego. Sono pomposi, sono odiati, sono amati, scatenano sentimenti contrastanti, ma non si può fare a meno di parlarne. Possono piacere o non piacere ma sono di diritto nella storia. E i Lakers nella loro storia di Bono Vox ne hanno avuti parecchi ( Magic, Shaq, Kobe, West, ecc). Il disco è The Unforgettable Fire.

San Antonio Spurs – Pink Floyd

Sedici anni dalla stagione del primo titolo a quello del quinto. Sedici anni dal primo disco dei Pink Floyd all'abbandono di Roger Waters. Nel mezzo se n'è andato anche Robinson/Barrett ma la sinfonia non è cambiata, anzi in alcuni punti è anche migliore. Un consiglio che mi sento di darvi. Mettete The Wall e rivedete gara 3 delle finali del 2014.

Houston Rockets – Chuck Berry

Hakeem e Chuck. Uno ci ha insegnato il passo dell'anatra, l'altro il Dream Shake. Uno ha fatto capire al mondo che con quella chitarra si poteva fare di tutto, l'altro che spalle a canestro si poteva fare altrettanto. E sono immagini e suoni che pure se son passati tanti anni, non passano mai di moda.

Memphis Grizzlies – Johnny Cash
Memphis è da sempre terra di musica. Anzi si potrebbe dire che il rock è nato là. Ma visto che i Grizzlies ancora non li possiamo mettere affianco al Re, e se pensiamo al loro giocatore simbolo Zach Randolph, questi sono i Johnny Cash della NBA. Altri che per buttarli giù non basta neanche sparargli, ma anzi più invecchiano più insegnano ai giovani come si fa. Non dovrei neanche dirlo il disco, ma se proprio lo volete Live At Folsom Prison è quello giusto.

Dallas Mavericks – Kraftwerk

Qua si va in Germania e penso che nessuno abbia da ridire. E con tutto che da quelle parti sono nate band cattive e cazzute ( Rammstein, Helloween, Blind Guardian, Scorpions) a me Dirk ricorda, per come gioca, i ritmi dei Kraftwerk. Un modo di stare in campo quasi sincopato, con cambi di ritmo impercettibili ma decisivi. Ralf und Florian e rendete omaggio al settimo marcatore di sempre nella lega.

New Orleans Pelicans – Black Keys

Il nuovo che avanza. Ancora molto da dimostrare ma quello che hanno fatto vedere/sentire è più che meritevole. E poi Anthony Davis è come Lonely Boy. Un pezzo che ti può far andar avanti per dieci anni senza troppi sforzi. L'ultimo Turn Blue non è male per nulla, così come l'ultima versione dei Pelicans.

Seattle Supersonics – Pearl Jam


Una marea di dischi alla loro fine hanno una ghost track. E non posso esimermi da metterla anche qui. Anche perché parliamo di una franchigia fantasma nel vero senso della parola. È scomparsa ma aleggia sempre nell'aria. E se si parla di musica non si può non parlare di Seattle. E non mi dilungo troppo perché c'è chi lo ha fatto prima e molto meglio di me. Però mi sento di consigliare un disco, in questo caso Vitalogy

sabato 3 gennaio 2015

E se le franchigie NBA fossero delle Band? Eastern Conference

Per chi scrive su queste pagine, questo blog è niente più che un gioco. Il vero “lavoro” è scrivere d'altro e più precisamente di musica. Ma l'amore per la palla a spicchi è troppo forte per non dedicare qualche riga ogni tanto anche a questo sport.
Tempo fa, parlando con un amico appassionato di NBA, mi avventurai in un paragone tra una franchigia NBA e una band. E da là è nata l'idea di provare a trovare il gruppo adatto per ogni squadra. Potete partire fin da subito con gli insulti ( tutti meritati) per aver messo la vostra franchigia preferita con la band che più odiate. Gli abbinamenti sono stati fatti con motivazioni territoriali, storiche o anche solo idealistiche. Visto che c'ero per ogni abbinamento provo a consigliare pure un disco. 
Oggi iniziamo dalla Eastern Conference.

Boston Celtics – Aerosmith

Voi dateli per morti e loro risorgeranno dalle loro ceneri ogni volta. Quando pensavi di non rivederli mai più a certi livelli ecco che si ripresentano più agguerriti di prima. E soprattutto cattivi e cazzuti. Per il disco andate su Nine Lives, perché questi le hanno davvero tutte quelle vite.

Brooklyn Nets – Bon Jovi

Ora sono due anni che sono andati a Brooklyn, ma per me questi sono sempre New Jersey. E dal Garden State di materiale ne possiamo trovare a bizzeffe. Ci sarebbe il Boss, Jay Z sarebbe il naturale accoppiamento, ma per me sono come Bon Jovi. Un paio di annate clamorose e ispirate, seguite da un continuo tentativo di tornare a quei livelli, raccogliendo per lo più delusioni. Ascoltatevi Slippery When Wet che dopo è stato peggio.

New York Knicks – David Bowie

O più precisamente i Knicks sono Ziggy Stardust. Dal 1970 al 1973 hanno dominato il mondo e lo hanno rivoluzionato. E la parola Glam è quella che torna di più quando si parla di New York o quando si nomina quello che sarà poi conosciuto come il Duca Bianco. Aladdin Sane è stata la marcia funebre di quel periodo, andate con quello. 

Philadelphia 76ers – Frank Zappa

La follia al potere. Con risultati esaltanti. Visionari, rivoltosi, audaci. Iverson è stato per il basket quello che Zappa è stato per la musica. Improvvisazioni che sembrano fine a se stesse ma in cui si riesce sempre a trovare un senso. Mettete nel lettore Freak Out! e un rivedetevi gara 1 di finale tra Lakers e 76ers, troverete il nesso. 

Toronto Raptors – Nickelback

Qua bisogna andare nello stato della foglia d'acero. E purtroppo per loro assomigliano tantissimo ai connazionali Nickelback. Un disco decente a inizio secolo e un continuo tentativo di tornare a quei livelli. Vince Carter è stato per i Raptors quello che Silver Side Up è stato per Kroeger e soci. Certo che vedendoli negli ultimi due anni sembra che si stiano avvicinando più agli Arcade Fire ( il meglio uscito in questi anni dal Canada) ma diamo tempo al tempo. Se rivedete vecchie partite il disco ve l'ho detto, se li vedete quest'anno provate con Funeral degli Arcade Fire. 

Chicago Bulls – The Jimi Hendrix Experience

Di talento se n'è visto tanto sia sul parquet, sia con in mano strumenti. Ma pochi hanno saputo realmente cambiare la visione del basket e della musica come hanno fatto MJ e Hendrix. I due più grandi solisti della storia capaci anche di mettersi totalmente al servizio della loro arte. E dopo il loro passaggio nulla è stato più come prima. Per quel che riguarda il disco Electric Ladyland è la summa di Jimi, magari accompagnato da un Flu Game. 

Cleveland Cavaliers – Genesis

Ok, è tornato. Ma da certe cose non si guarisce mai. L'abbandono è una delle emozioni umane più difficilmente superabili. Quello che hanno provato i fans dei Cavs alla prima senza Il Prescelto deve esser stato simile a quello che hanno provato coloro che hanno ascoltato il primo disco dei Genesis senza Peter Gabriel alla guida. Un senso di vuoto difficilmente colmabile. "Can you tell me where my country lies?" cantava Gabriel in apertura di Selling England By The Pounds. Mai fu più adatto. 

Detroit Pistons – Metallica

Negli anni '80 erano duri, tosti e cazzutissimi. Da una parte i Bad Boys, dall'altra i Four Horsemen. Di certo non i più talentuosi nel complesso ( anche se Thomas da una parte e Burton dall'altra non erano poi così scarsi) ma quelli che spaccavano più ossa di tutti. Dopo esserteli trovati di fronte era difficile riprendersi. Per il consiglio musicale Ride The Lightning e capirete cosa dico, 40 minuti di fuoco come quelli che facevano passare i Pistons agli avversari. 

Indiana Pacers – Nine Inch Nails

A fine anni '80 si è visto un barlume di speranza sia in Indiana che nel rock. Reggie Miller e Trent Reznor provavano a far uscire una generazione dai ricordi del passato, i patinati anni '80 per la musica e la mediocrità per i Pacers. E sono giunti entrambi a un passo veramente piccolo dalla glorificazione totale senza mai raggiungerla appieno. E poi vedendo Indianapolis capisco il perché del nome Industrial al genere dei Nine Inch Nails. Disco The Fragile.

Milwaukee Bucks – Area

Demetrio Stratos era nato in Egitto ma aveva passaporto greco. Giannis Antetokounmpo ( si, ho fatto copia-incolla) è nato in Nigeria ma ha passaporto greco. Entrambi si sono allontanati dalla terra di Platone per andare a insegnare qualcosa a chi ne aveva più bisogno. E per una franchigia che difficilmente ha fatto parlare di se negli ultimi anni, avere un oggetto di culto come Giannis in squadra non è poco. Ascoltatevi Crac! così saprete cosa doveva insegnarci Demetrio, quello che doveva fare Giannis lo avete visto ieri, o ieri l'altro. 

Atlanta Hawks – Motorhead
Poche sono le certezze nella vita. La morte, il fatto che i politici italiani ruberanno sempre, i dischi dei Motorhead sempre uguali e il primo turno di Playoffs degli Hawks. Ogni tanto un picco, una scossetta che ti fa pensare che fanno il salto ma poi si torna nella loro normalità, in cui sembrano stare benissimo. Ace Of Spades è la scelta quasi obbligata. 

Charlotte Hornets/Bobcats – Elio e Le Storie Tese

Qua si parla dei Bobcats, troppo presto per giudicare i nuovi Hornets o per idolatrare troppo i vecchi ( Barone quanto t'ho amato). I Bobcats sono stati come gli Elii. Per anni una barzelletta, un qualcosa con cui farsi due risate, poi si è arrivati a un punto in cui le risate si sono fermate e si è capito che erano buoni davvero. È successo prima con Larry Brown in panchina, poi Parco Sempione ci ha fatto ridere di nuovo fino allo scorso anno in cui ci siamo accorti che c'era del buono in loro. Peccato che hanno cambiato nome, altrimenti Lance Stephenson era il candidato ideale al ruolo di Shpalman. Cicciput è il vostro disco, con il nostro supereroe preferito.


Miami Heat – Cream

Prendete tre tra i più talentuosi musicisti della propria generazione, dategli tempi di affiatarsi un po' e godetevi il risultato. I Cream come gli Heat di Lebron-Wade-Bosh hanno avuto lo stesso percorso, e i risultati sono stati fantastici in tutti e due i casi. Quattro dischi da una parte, quattro finali dall'altra. E un addio doloroso e non senza polemiche. Disraeli Gears con Lebron nel ruolo di Clapton, Wade in quello di Ginger Baker e Bosh a fare Jack Bruce. 

Orlando Magic - Black Sabbath

È comparso Ozzy e la musica non è stata più la stessa. È arrivato Shaq e la NBA non è stata più la stessa. Poi se ne sono andati ed è calato il buio. Poi è arrivato Ronnie James Dio e un po' di luce è tornata a brillare, anche se non come prima. Idem a Orlando con Howard. Poi se ne sono andati anche loro, ed è ritornato il buio. Ora i Black Sabbath sono tornati in formazione originale e l'ultimo lavoro non era poi così male. I Magic hanno messo in piedi una squadra che da qua a qualche anno farà drizzare più di qualche antenna. Stay tuned. Paranoid è quel che fa per voi. 

Washington Wizards – Nirvana


Prima si chiamavano Bullets, poi hanno avuto qualche problemino con le armi. Diciamo che il richiamo è troppo forte per non metterli insieme ai Nirvana, che pure loro con le armi non scherzava. E poi Arenas è stato il mio personalissimo Cobain. Mi ha fatto capire che un'altra pallacanestro era possibile. Ed entrambi sono durati troppo poco per poter arrivare a odiarli. In Utero, che doveva chiamarsi I Hate Myself and i Want To Die, sembra fatto apposta per entrambi.

domenica 5 ottobre 2014

NBA Power Ranking 2014 - Parte 3

Terza, e ultima, parte del Power Ranking di quest'anno. Qua la Prima e la Seconda parte Andiamo a vedere quelle che per me sono le prime della pista quest'anno. 

10 – Portland Trail Blazers

Questa deve essere la stagione della consacrazione definitiva per un roster di tutto rispetto. Aldridge ormai è uno dei migliori lunghi della lega e Lillard sembra non voler fermare la sua crescita. Mettiamoci che Stotts si sta rivelando una gran bella sorpresa in panchina, ecco fatto che Portland dovrà recitare un ruolo da protagonista a Ovest. E poi c'è Batum che fa la felicità di ogni appassionato di palla a spicchi, solo per questo meritano di essere seguiti.


9 – Phoenix Suns
Lo scorso anno avrebbero meritato di arrivare ai playoffs solo per come hanno affrontato una stagione in cui tutti li davano in lotteria. Dragic è ormai nell'èlite delle guardie NBA, il rinnovo di Bledsoe ricrea una delle coppie di esterni che più ha fatto divertire lo scorso anno. E poi una marea di giovani pronti a diventare protagonisti, dai fratelli Morris al rookie Ennis. E se Bledsoe non fosse ancora totalmente guarito si sono garantiti Isaiah Thomas che dopo la scorsa annata averlo dalla panchina è quasi un lusso.

8 – Miami Heat
Perdere il giocatore più forte al mondo e provare a restare competitivi. Hanno tenuto Bosh e Wade a cui hanno aggiunto Deng a riempire il vuoto lasciato da Lebron. Di certo risentiranno della perdita del prescelto, ma Spoelstra si è dimostrato più volte uno dei migliori coach in circolazione quindi il tracollo post-abbandono è da escludere. Personalmente sono curiosissimo di vedere in NBA Napier, rookie da Uconn che la scorsa stagione ha trascinato di peso la sua università al titolo NCAA.

7 – Houston Rockers
Il lavoro dietro la scrivania di Morey li porterebbe a stare nelle primissime posizioni. Purtroppo tutto il ben di Dio che hanno a disposizione è messo in mano a McHale, grandissimo da giocatore, pessimo da allenatore. Se Harden e Howard fossero indirizzati in un sistema strutturato potrebbero essere una macchina da guerra. Invece giocano a caso, ci si affida solo alle invenzioni del singolo e a gare di tiri da 3 in tutte le partite. Da vedere come reagiranno alla perdita di Parsons che si era dimostrato un ottimo collante nel roster, viene sostituito da Ariza che però non è nel contract year.

6 – Golden State Warriors
Io amo Steph Curry. E chi non lo ama? Direte voi. Aggiungeteci che lo scorso anno ho preso una sbandata per Draymond Green ecco che i Warriors per me non sono giudicabili da imparziale. Se evitano di tagliare Craft domani vado a comprare la canotta. Poi oltre le mie passioni che si sono raggruppate tutte insieme questi sono tra i più completi in circolazione. L'incognita è Kerr che debutta come allenatore. Se riesce a farli ingranare a dovere, Golden State sarà una delle prime forze a Ovest. Ah, hanno anche Livingston, quindi forza Warriors e a morte l'imparzialità.


5 – Chicago Bulls
Hanno inseguito Melo senza raggiungerlo. Serviva talento offensivo e si sono accaparrati Pau Gasol, Augustine, Brooks, Mirotic e McDermott al draft. Il problema è che da questi non se ne tira fuori un difensore decente. E Thibodeau se non difendi ti panchina, che tu sia un rookie o tu sia Gasol ( vedere Boozer). Hanno il miglior coach in circolazione ( Pop è già elevato a qualcosa di più di semplice allenatore) ma tutto gira intorno a due ginocchia. Se Rose torna quello che era. Tutto gira intorno a questa frase. Ai mondiali non ha destato una buona impressione ma c'è bisogno di tempo.  

4 – Los Angeles Clippers
Chris Paul. Non ci sono franchigie che dipendono così tanto da un singolo giocatore. E se i compagni lo seguono hanno da ben sperare. Passata la bufera Sterling che probabilmente lo scorso anno nei playoffs ha tolto forze mentali alla squadra, ripartono pronti a dare quell'assalto all'anello che CP3 meriterebbe. Doc Rivers è chiamato a trasformare Lob City in qualcosa di più e proseguire il lavoro iniziato lo scorso anno. Jordan è diventato un lungo rispettabile, Griffin non è più quello che “schiaccia e basta” e la presa di Farmar per far rifiatare qualche minuto Paul potrebbe essere importante. Poi se qualcuno mi spiega la riconferma di Turkoglu ne sarei grato.

3 – Cleveland Cavaliers
Il ritorno del figliol prodigo. L'arrivo del californiano che prende tutto quello che passa intorno ai tabelloni. E poi c'è Kyrie ( occhi a cuoricino ogni volta lo penso). Difensivamente sarà un gran bel rompicapo, ma la speranza è che Blatt inizi a predicare pallacanestro anche nel suo paese natale. Curioso di vedere Lebron con il fisico di quando era un rookie cosa possa combinare. Forse non vinceranno ma a Est è difficile trovare una squadra messa meglio di loro.



2 – Oklahoma City Thunder
Se restano sani ( Westbrook chi?) fino alla fine, come ogni anno sono in cima a tutte le classifiche di pre stagione. Quest'anno schierano una delle frontline più dure e cattive che si sono viste da anni a questa parte. E quando hai Durant sei per forza tra i favoriti a ogni cosa in cui partecipi. Peccato che in panchina hanno un coach non in grado di far fare un salto di qualità alla squadra.


1 – San Antonio Spurs
Campioni in carica, miglior gioco espresso da anni a questa parte, anche se forse l'ultimo ballo è stato già fatto. Restano comunque i favoriti d'obbligo avendo confermato in toto tutto il roster campione. Potrebbe però pesare l'anno in più sulle gambe dei Big 3 e forse la pancia piena.