Dopo la prima parte sulla costa Est, prosegue questo gioco sull'accoppiare ogni franchigia NBA a una band. Passiamo alle quindici dell'ovest con una bonus track. Rimane sempre la possibilità di insultare senza problemi.
Oklahoma City Thunder –
Dream Theater
Tecnicamente non
ci sarebbero paragoni. Solisti incredibili che però ogni tanto si
specchiano troppo e si scordano di essere un gruppo che dovrebbe
andare nello stesso verso. E spesso fanno a gara a far vedere chi è
più bravo. Mettete sul piatto Awake e vedete come si fa a
girare assieme.
Roy,
Oden e Aldridge dovevano essere il trio che avrebbe dominato la NBA
per un decennio. Le basi erano gettate e c'era solo da aspettare il
loro momento. Poi però è arrivata la variabile più impazzita di
tutte, la sfiga. I Lynyrd Skynard dopo anni di gavetta con Sweet
Home Alabama erano
arrivati a sfondare, poi è arrivata la sfiga. Aereo caduto di
ritorno da un concerto e gruppo finito. Per il disco andate su
(pronounced
'lĕh-'nérd 'skin-'nérd) e
mentre ascoltate Free
Bird o
Simple
Man rivedete
il canto del cigno di Roy
Minnesota Timberwolves –
Prince
I maggiori
artisti usciti da Minneapolis sono Bob Dylan e Prince. Accostare i
T-wolves al pioniere del folk mi sembrava esagerato, ecco arrivare
Prince. Che mi ricorda troppo Garnett. Quando the Big Ticket era là
faceva tutto lui, anche portarli a un passo dalle finali. Prince si
suona, canta, compone, produce e vende da solo tutti i dischi. Purple
Rain e se non lo conoscete, recuperate.
Denver Nuggets – Bob
Marley
Qua l'abbinamento
era fin troppo semplice. Lo stato del Colorado da qualche tempo ha
legalizzato l'uso di cannabis e quando pensi a quello il primo che ti
viene in mente è Bob Marley. Metteteci che i giocatori dei Nuggets
hanno da anni un'attrazione particolare per quella roba verde, a
partire da Melo, ed ecco che il gioco è fatto. Ascoltatevi Exodus
e non sta a me dirvi che il reggae rende di più se
accompagnato...
Utah Jazz – Deep
Purple
I Deep Purple
hanno cambiato un numero di lineup che non si conta più. L'unica
cosa certa è che il meglio lo hanno dato quando al comando c'era la
coppia Gillan-Blackmore. E che i Jazz abbiano vissuto la loro età
dell'oro con Stockton e Malone non ve lo devo dire io. Il problema è
che quando c'era da sfondare sul serio, entrambi si sono trovati
davanti un muro. Da una parte si chiamava Led Zeppelin, dall'altra si
chiamava Jordan. Qua per il disco si va con Made In Japan e
non si sbaglia.
Los Angeles Clippers –
Pantera
Per anni erano
stati considerati. Tanti tendevano anche a dimenticarli e i successi
erano pari a zero. Poi arrivò un uomo da New Orleans e le sorti
cambiarono rotta. Chris Paul è per i Clippers quello che è stato
Phil Anselmo per i Pantera. E i Pantera la vetta la raggiunsero
quattro anni dopo il suo arrivo. Questo è la quarta stagione di CP3
ai Clippers, vedremo come andrà. Per il consiglio musicale andare
con Cowboys From Hell e non ve ne pentirete.
Golden State Warriors –
Grateful Dead
La baia è stata
sempre simbolo di libertà e improvvisazione. Quelli che lo hanno
espresso al meglio in musica sono stati i Grateful Dead. Canzoni
dilaniate all'infinito e che ogni giorno cambiavano e non si
ripetevano mai allo stesso modo. Un po' quello che succedeva ai
Warriors del periodo del Barone, e quello che stiamo vedendo ora con
quel fenomeno di Curry. Ogni volta è una scoperta nuova. Live/Dead
è la summa dell'opera di Jerry Garcia e soci.
Phoenix Suns – Iron
Maiden
Discorso simile a
quello fatto per Atlanta. Gira che ti rigira questi te li ritrovi
sempre in mezzo. Alla fine te li ritrovi sempre in mezzo. E i Maiden,
come i Motorhead, sai che faranno quel disco. L'unica differenza tra
le due squadre e le due band è che qui qualche picco in più lo
abbiamo avuto, ma è la costanza che li rende sempre duri a morire.
La scelta musicale la facciamo cadere su Piece Of Mind.
Sacramento Kings –
Beach Boys
Los Angeles Lakers - U2
Fermi con gli
insulti, mi spiego. Sono pomposi, sono odiati, sono amati, scatenano
sentimenti contrastanti, ma non si può fare a meno di parlarne.
Possono piacere o non piacere ma sono di diritto nella storia. E i
Lakers nella loro storia di Bono Vox ne hanno avuti parecchi ( Magic,
Shaq, Kobe, West, ecc). Il disco è The Unforgettable Fire.
San Antonio Spurs – Pink
Floyd
Sedici anni dalla
stagione del primo titolo a quello del quinto. Sedici anni dal primo
disco dei Pink Floyd all'abbandono di Roger Waters. Nel mezzo se n'è
andato anche Robinson/Barrett ma la sinfonia non è cambiata, anzi in
alcuni punti è anche migliore. Un consiglio che mi sento di darvi.
Mettete The Wall e rivedete gara 3 delle finali del 2014.
Houston Rockets – Chuck
Berry
Hakeem e Chuck.
Uno ci ha insegnato il passo dell'anatra, l'altro il Dream Shake. Uno
ha fatto capire al mondo che con quella chitarra si poteva fare di
tutto, l'altro che spalle a canestro si poteva fare altrettanto. E
sono immagini e suoni che pure se son passati tanti anni, non passano
mai di moda.
Memphis Grizzlies – Johnny Cash
Memphis è da
sempre terra di musica. Anzi si potrebbe dire che il rock è nato là.
Ma visto che i Grizzlies ancora non li possiamo mettere affianco al
Re, e se pensiamo al loro giocatore simbolo Zach Randolph, questi
sono i Johnny Cash della NBA. Altri che per buttarli giù non basta
neanche sparargli, ma anzi più invecchiano più insegnano ai giovani
come si fa. Non dovrei neanche dirlo il disco, ma se proprio lo
volete Live At Folsom Prison è quello giusto.
Dallas Mavericks –
Kraftwerk
Qua
si va in Germania e penso che nessuno abbia da ridire. E con tutto
che da quelle parti sono nate band cattive e cazzute ( Rammstein,
Helloween, Blind Guardian, Scorpions)
a me Dirk ricorda, per come gioca, i ritmi dei Kraftwerk. Un modo di
stare in campo quasi sincopato, con cambi di ritmo impercettibili ma
decisivi. Ralf
und Florian
e rendete omaggio al settimo marcatore di sempre nella lega.
New Orleans Pelicans –
Black Keys
Il nuovo che
avanza. Ancora molto da dimostrare ma quello che hanno fatto
vedere/sentire è più che meritevole. E poi Anthony Davis è come
Lonely Boy. Un pezzo che ti può far andar avanti per dieci anni
senza troppi sforzi. L'ultimo Turn Blue non è male per nulla,
così come l'ultima versione dei Pelicans.
Seattle Supersonics – Pearl Jam
Una marea di dischi alla loro fine
hanno una ghost track. E non posso esimermi da metterla anche qui.
Anche perché parliamo di una franchigia fantasma nel vero senso
della parola. È scomparsa ma aleggia sempre nell'aria. E se si parla
di musica non si può non parlare di Seattle. E non mi dilungo troppo
perché c'è chi lo ha fatto prima e molto meglio di me. Però mi
sento di consigliare un disco, in questo caso Vitalogy.







