venerdì 6 giugno 2014

La Più Bella di Tutte - Italia Lituania 2004

Se mi chiedessero qual è il mio disco preferito potrei tirare fuori una lista di quindici-venti album per me imprescindibili. Se mi domandassero quale partita di calcio rivedrei senza annoiarmi alla morte, pure qua ci sarebbe da pensare un po'. Idem per tante altre cose, dal tennis ai film fino ai libri. Ma quando si parla di pallacanestro la risposta è chiara e nitida, di solito rispondo in massimo tre secondi: Italia – Lituania 2004, semifinale delle Olimpiadi.
Forse ci sono state partite più belle, più emozionanti, finali più tirati, giocate più spettacolari, ma nessuno toglierà mai dalla mia mente che quella è la partita più bella che io abbia mai visto.
E provo a spiegarvi il perché.

Perché là non dovevamo neanche esserci. Non perché non avessimo meritato di giocare quella semifinale, ma perché c'erano squadre molto più forti e importanti di noi che si pronosticava che arrivassero là. Furono una serie di combinazioni a portarci a quella partita. Una Serbia che fece la peggior figura della sua storia in una competizione importante, ma che comunque ci sconfisse nel girone, fece si che riuscimmo a portare a casa la qualificazione ai quarti ( comunque fattibile vista la presenza nel girone delle non irresistibili Nuova Zelanda e Cina, ma magari non come secondi nel girone ). La vittoria di un punto contro l'Argentina nell'ultima partita del girone che ci regalò un quarto abbordabile contro Porto Rico, in caso contrario avremmo beccato una sfida ben più complessa contro la Grecia. Diciamo che un po' ci aiutato la fortuna, cosa strana per la nostra nazionale. 

Perché non era la squadra migliore che abbiamo mai presentato. Basile, Galanda e Pozzecco erano i tre talenti di quella squadra. Il periodo dei Myers, Fučka, Riva, Meneghin era finito. Il tempo dei giocatori italiani in NBA ancora doveva arrivare. Eravamo un gruppo di buoni giocatori, ma che rispetto alle squadre che seguiranno, con il doppio del talento, erano dediti alla causa in modo totale. E Charlie Recalcati in panchina era riuscito a trasmettere a quella squadra una mentalità vincente, si difendeva su tutto e tutti, e la dimostrazione è che in questa olimpiade in alcune occasioni ho visto difendere Pozzecco. Ripeto, ho visto difendere Pozzecco, uno di quelli che sente mancare l'aria quando si deve abbassare sulle ginocchia.

Perché per una volta tutto il paese si era appassionato per quelli con la maglia azzurra e non erano quelli che prendevano a calci un pallone.

Perché eravamo la vittima sacrificale. Zakauskas, Macijauskas, Stombergas, Songaila, Lavrinovic e poi lui, uno che nella mia top three dei giocatori europei ci sta sempre, Jasinkevicius. Paragonandoli ai nostri prima della partita sembrava che dovesse essere un massacro. Arrivavano da un bronzo nelle Olimpiadi precedenti a Sydney e dall'oro europeo dell'anno prima in Svezia. È vero che noi vincemmo il bronzo in quell'europeo, ma la nostra fu un'impresa, il loro un dominio incontrastato. E probabilmente arrivarono a quella semifinale con la testa già alla finale contro gli USA ( sulla carta ). E noi dalla nostra avevamo solo due possibilità, il giocare senza pressioni perché il nostro lo avevamo già fatto e le motivazioni di dimostrare che non eravamo lì per caso.

Perché è una di quelle partite che non ti fa rilassare un attimo. Anche se l'hai vista circa quindici volte, ogni volta che la riguardi ti infervori come se fosse la prima. Un'altalena di emozioni ( quando si parla di partite storiche non si può non dirlo ) che ogni volta ti fa rodere il fegato, anche se io personalmente ho sempre preferito accanirmi sulle unghie. Parti male, la spacchi nel secondo quarto, a inizio quarto quarto cadi nello sconforto pensando di averla già persa e nel finale godi come poche altre volte è successo con la nazionale italiana di basket.

Perché le Olimpiadi sono sempre le Olimpiadi. Escluso quello sport in cui in ventidue corrono dietro a un pallone, per tutti gli altri sport le Olimpiadi sono l'espressione massima del proprio lavoro. E un trionfo o un'impresa nel palcoscenico che conta di più ha un valore doppio. Anche perché c'è tutto il mondo a guardarti. E quel trionfo verrà ricordato a lungo e da tutti.

Perché quella sera anche Franco Lauro sembrava capirne di basket.

Perché mettevamo triple anche “dalle fottute pareti”. A mia memoria un bombardamento come quello perpetuato dai nostri nei confronti della retina Lituana, lo ricordo pochissime volte. Per lunghi tratti della partita se avessimo tirato il cubo dei cambi avremmo segnato anche quello, ma solo da dietro l'arco. Per la mera cronaca chiudemmo con 18 su 28 da tre con un discreto 64%. Quando la riguardo mi aspetto da un momento all'altro che Recalcati metta una tripla cadendo all'indietro. Certo i puristi del gioco sono rimasti un po' schifati nel vederla, ma per un non iniziato del gioco come me vedere Basile che raccoglie una palla ormai persa da terra e da otto metri la mette senza sfiorare neanche il ferro è un emozione non da poco.



Perché l'ignoranza di Basile esplose in tutta la sua potenza.

Perché vedere la lucida follia del Poz è sempre un piacere. Prima dicevo che Jasinkevicius nella mia top three europea ci sta sempre, bene un altro di quei posti è occupato da lui ( vi chiudo il podio, il terzo è Bodiroga ). Mi innamorai follemente di lui qualche anno prima, quando con i capelli tinti di rosso fuoco andò a conquistare il titolo italiano con Varese con alcune giocate senza senso. La passione per i più deboli mi appartiene per indole, ma vedere un nano in mezzo ai giganti che domina per me non ha prezzo. E vederlo entrare in questa partita e spaccarla totalmente nel secondo quarto mi manda fuori di testa. Un paio di triple folli, di cui una pazzesca in transizione dopo rimbalzo in difesa e uomo lasciato sul posto a centrocampo. E poi ripeto un concetto. Ha difeso. Non sempre, non costantemente, ma un paio di giocate difensive come si deve le fece e per lui era già un lusso. E poi prese fallo in post contro Stombergas, uno che gli dava 25 cm e ancora oggi non si capacità di come abbia fatto, e anche il Poz se lo domanda.

Perché vedere Galanda dopo ogni tripla che urla come un indemoniato è una gioia.

Perché avendoci giocato ( male ) a questo bel giochino apprezzo i dettagli più piccoli.
E questa partita è piena di piccoli dettagli. I famosi intangibles che non vanno a referto ma che ti fanno vincere le partite. Marconato, Chiagic e Galanda con i loro blocchi e tocchi a rimbalzo, Bulleri e Soragna con la loro difesa, ma anche Mian, Garri e Rombaldoni con la loro invasione di campo a ogni tripla segnata e con lo sventolio di asciugamani. Tutti hanno dato il loro, nessuno ha risparmiato nulla. Dodici uomini uniti per un unico obiettivo e che stanno in campo come un'unica entità.

E se ( anzi sicuramente ) non fossi stato convincente, potete rivederla :


PS : Il commento è una delle cose più imbarazzanti della storia sportiva italiana, ma basta togliere l'audio e il problema è superato.


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